La sparatoria del 14 maggio 1971 in via De Amicis a Milano
La sparatoria del 14 maggio 1971 in via De Amicis a Milano
Tempo scaduto. La Corte d’assise dà ragione alla difesa dell’ex terrorista e dichiara che è ormai estinta la pena che avrebbe dovuto scontare Luigi Bergamin, già complice di Cesare Battisti in due omicidi compiuti negli anni ’70 dai Pac, i Proletari armati per il comunismo. Il codice prevede trent’anni come termine massimo entro il quale deve essere scontata la pena dal momento in cui diviene definitiva, salvo che non sia l’ergastolo, e per Bergamin il termine è scaduto un mese fa, l’8 aprile. Reagisce a caldo Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos di Milano assassinato nel 1979, una delle sue vittime: "Se i giudici ritengono di aver applicato la legge non ho...

Tempo scaduto. La Corte d’assise dà ragione alla difesa dell’ex terrorista e dichiara che è ormai estinta la pena che avrebbe dovuto scontare Luigi Bergamin, già complice di Cesare Battisti in due omicidi compiuti negli anni ’70 dai Pac, i Proletari armati per il comunismo. Il codice prevede trent’anni come termine massimo entro il quale deve essere scontata la pena dal momento in cui diviene definitiva, salvo che non sia l’ergastolo, e per Bergamin il termine è scaduto un mese fa, l’8 aprile.

Reagisce a caldo Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos di Milano assassinato nel 1979, una delle sue vittime: "Se i giudici ritengono di aver applicato la legge non ho nulla da dire, ma è la legge che è sbagliata". Lo Stato, aggiunge, "dovrebbe tutelare il sacrificio" dei suoi servitori che hanno "pagato con la vita e sono stati uccisi" da persone che "volevano sovvertire" l’ordine politico e sociale. Era stato l’avvocato Giovanni Ceola, legale dell’ex terrorista oggi 73enne, a sollevare un incidente di esecuzione davanti alla Corte milanese. Bergamin, scappato in Francia quasi 40 anni fa, doveva ancora scontare 16 anni e 11 mesi per concorso morale negli omicidi e dell’agente Campagna e del maresciallo Antonio Santoro, avvenuti nel 1978 e nel 1979. Anzi, per il pm Adriana Blasco avrebbe dovuto scontare anche due anni in più in base ad un ricalcolo. E la Procura sosteneva che con la dichiarazione di "delinquenza abituale" per l’ex Pac, richiesta dal pm e decisa dal tribunale di sorveglianza il 30 marzo, il termine di estinzione della pena si sarebbe interrotto.

Non così a detta del difensore, dato che "la dichiarazione di delinquenza abituale – aveva chiarito il legale in aula – diventa definitiva dopo 15 giorni dal deposito della decisione" e dunque dopo l’8 aprile. Troppo tardi insomma, per l’ex complice di Battisti che si era costituito in Francia dopo il blitz delle forze dell’ordine del 28 aprile che ha portato all’arresto in totale dei 9 ex terroristi ora in libertà vigilata. Per Bergamin, intanto, per il prossimo 30 giugno era stata fissata l’udienza sul procedimento di estradizione, sulla base del mandato d’arresto europeo trasmesso dall’Italia. Ma ora la decisione della Corte milanese dovrebbe chiudere i conti.

Per la Corte (due togati, Ilio Mannucci Pacini e Ilaria Simi De Burgis, e i giudici popolari) sono "trascorsi non solo più di quarant’anni dai gravissimi fatti di reato" ma "soprattutto più di trenta anni dall’irrevocabilità della pronuncia di condanna". E passato quel tempo "da una sentenza irrevocabile che infligge una pena temporanea, ossia non l’ergastolo", viene meno "l’interesse dello Stato all’esecuzione della stessa".

La Procura tra l’altro, osserva la Corte, nel chiedere il rigetto dell’istanza della difesa non ha allegato "cause di interruzione del termine di estinzione della pena", ma ha "insistito a richiedere la revoca e modifica di precedenti provvedimenti" di "applicazione dell’indulto e di dichiarazione parziale di estinzione dei reati". Per i giudici una modifica di "questi provvedimenti" sarebbe in ogni caso "ininfluente", dal momento che la pena complessiva, pur tenendo conto degli aumenti, sarebbe sempre "temporanea" e scatterebbe comunque la regola dei 30 annì. Nel frattempo si è estinta la pena anche per il decimo ex terrorista, l’ultimo ancora latitante in Francia, l’ex brigatista Maurizio Di Marzio, che a Parigi gestisce da anni un noto ristorante in centro.