I controlli dei militari all’ingresso del Duomo di Milano
I controlli dei militari all’ingresso del Duomo di Milano

Milano, 14 gennaio 2015 - Una jeep dell’esercito con tre militari a proteggere il vialetto. Telecamere (anche con visuale a 360°) lungo l’intero perimetro dell’edificio con control room all’ingresso. E due porte con «bussola» interna. Come in banca: se la prima non si richiude alle tue spalle, l’altra resta sbarrata. Qui alla scuola ebraica di via  Arzaga ci hanno fatto il callo. Dai prof agli alunni delle elementari. E l’allerta sicurezza scattata dopo i fatti di Parigi non ha affatto modificato la routine: «I nostri bambini sono abituati», spiega il segretario generale Alfonso Sassun. Come dire: «Non è cambiato nulla». L’Esercito c’è dai tempi dell’operazione «Strade sicure», lanciata dal governo Berlusconi.

E le misure di sicurezza pure. Perché la comunità è da sempre, suo malgrado, nell’elenco dei possibili bersagli del terrorismo. In costante contatto con le forze dell’ordine, nei giorni scorsi il presidente Walker Meghnagi ha incontrato in via Fatebenefratelli il questore Luigi Savina: «È stata più che altro una visita di cortesia – aggiunge Sassun – per ringraziare dell’attenzione nei nostri confronti, ribadita in questa occasione». Certo, nessuno nasconde la preoccupazione delle ultime ore, alimentata dal tragico assalto dello jihadista Amedy Koulibaly al negozio kosher di Porte de Vincennes. D’altro canto, però, «il miglior modo per rispondere a chi vuole mettere in discussione la nostra libertà è difenderla». Nel modo più semplice: «Continuando a vivere la nostra vita: noi non abbiamo mai chiuso in questi giorni – fa sapere la preside Claudia Bagnarelli, responsabile di nido, materna e primaria – e proseguiremo regolarmente le nostre attività».

I controlli dei militari all’ingresso del DuomoAlunni sui banchi della Scuola della Comunità ebraicaLa jeep dell’Esercito davanti all’ingresso dell’istitutoVa avanti pure il piano di sorveglianza dei punti sensibili messo a punto da Prefettura e vertici delle forze dell’ordine: mappa del rischio in continuo aggiornamento e vigilanza rafforzata per consolati, sedi di giornali e snodi nevralgici del trasporto pubblico, anche se al momento non risultano particolari criticità su Milano. L’allerta rimane massima sui luoghi di preghiera delle principali confessioni religiose, in particolare quelli frequentati dagli islamici: su tutti, l’attenzione si sta concentrando sul centro culturale di viale Jenner, monitorato 24 ore su 24 per disinnescare eventuali progetti di vendetta. In Duomo i controlli non si sono mai attenuati: sei militari intercettano i visitatori davanti ai due accessi principali della Cattedrale e invitano con cortesia a svuotare zaini e I controlli dei militari all’ingresso del DuomoAlunni sui banchi della Scuola della Comunità ebraicaLa jeep dell’Esercito davanti all’ingresso dell’istitutotasche dei giubbotti (senza metal detector però); in piazza, venti tra poliziotti e carabinieri, la «riserva», presidiano l’area (con l’aiuto di altri agenti in borghese), pronti a intervenire in caso di emergenze. Metteteci pure un militare, affiancato da un vigile urbano, in cima alla scalinata lato Arcivescovado e altri due alla salita delle terrazze. Senza contare gli uomini della Veneranda Fabbrica. Un dispositivo collaudato.

A due passi ecco il Palazzo Reale, altro sito considerato un potenziale obiettivo per il valore simbolico dell’edificio: lì la sorveglianza è decisamente più blanda, c’è solo una macchina della security parcheggiata a pochi metri dai turisti in coda. In piazza Castello, c’è una pattuglia della municipale ferma all’angolo con largo Beltrami. Ghisa pure all’angolo tra via Dante e via Grossi, con una camionetta della polizia davanti alla sede delle Generali di piazza Cordusio e un’auto della Guardia di Finanza che percorre a passo d’uomo corso Vittorio Emanuele. Conclusione: chi frequenta quotidianamante le vie del centro non noterà grossi stravolgimenti rispetto a una settimana fa. Perché, chiariscono i responsabili dell’ordine pubblico, la guardia è alta dal 2001. Fari pure sulle stazioni della metropolitana e sui principali scali ferroviari, anche se di divise non se ne vedono in giro. In Centrale spiccano solo quelle della società privata Italpol: un uomo tiene d’occhio le scale mobili che portano alla Galleria delle Carrozze, un altro è appostato all’ammezzato. In tempi di tagli, anche loro possono dare una mano.

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