Anis Amri
Anis Amri

Roma, 29 marzo 2018 - Colpo alla rete italiana di Anis Amri, l'attentatore di Berlino ucciso durante un controllo a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Una vasta operazione contro il terrorismo, condotta dalla polizia di Roma e Latina, ha infatti portato all'arresto di 5 persone. I reati contestati sono "addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale" e "associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti ed al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Effettuate anche numerose perquisizioni nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo. Sono 20, nel complesso, le persone indagate dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta.  I magistrati hanno chiarito che "avevano diversi livelli di radicalizzazione" ma, secondo quanto accertato dagli inquirenti, "frequentavano gli stessi ambienti".  "Abbiamo individuato tutte le pedine - hanno spiegato gli investigatori - che si trovavano nel Lazio che avevano un collegamento con Amri, anche se non diretti. Non siamo in presenza di lupi solitari ma tra di loro c'erano diversi radicalizzati".

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GLI ARRESTATI - Uno degli arrestati è un sedicente cittadino palestinese, il 38enne Abdel Salem Napulsi, attualmente detenuto per stupefacenti, per i reati di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e condotte con finalità di terrorismo. Gli altri sono quattro tunisini, accusati di aver fatto entrare illegalmente in Italia un centinaio di migranti clandestini a cui fornivano i documenti falsi per poter proseguire verso altri paesi europei. Uno di loro, il 32enne Baazaoui Akram, stava per lasciare l'Italia. Secondo gli inquirenti era lui il capo dell'associazione transnazionale che favoriva l'immigrazione clandestina procurando documenti falsi a chi voleva arrivare in Europa, usando il nostro territorio come transito. Ed è proprio l'incombente partenza di Akram che avrebbe fatto scattare l'operazione proprio oggi. 

Le indagini sono scaturite dagli accertamenti svolti all'indomani dell'attacco portato il 19 dicembre 2016 al mercatino natalizio della capitale tedesca su Anis Amri, ospitato da un suo connazionale ad Aprilia nel 2015 le cui dichiarazioni hanno contribuito a fare luce. Gli approfondimenti hanno permesso di ricostruire la rete relazionale del terrorista tunisino nel periodo della sua permanenza in Italia fino alla partenza per la Germania avvenuta il 2 luglio 2015. 

LE INTERCETTAZIONI - Le intercettazioni hanno rivelato poi la radicalizzazione degli arrestati. "Agli infedeli" bisogna "tagliare la gola e i genitali", si legge infatti in un dialogo reso noto dalla questura di Roma tra Napulsi e un tunisino di 37 anni residente a Latina, frequentatore del locale Centro di preghiera islamico e noto per le sue posizioni radicali. I due "si erano spesso lasciati andare a considerazioni incentrate su visioni radicali dell'Islam, connotate da una marcata ostilità per gli occidentali e i relativi costumi utilizzando". Nell'abitazione romana di Napulsi, oltre a un consistente quantitativo di eroina, è stato trovato un tablet dalla cui analisi è emersa la sua attività di auto-addestramento attraverso la visione "compulsiva" di video di propaganda riconducibili al terrorismo islamico e altri riguardanti l'acquisto e l'uso di armi da fuoco, tra cui fucili e lanciarazzi.

"Fermati per tempo"

"Si è evitato che dalla fase di radicalizzazione si sfociasse in una attività terroristica - detto il pm Sergio Colaiocco nel corso di una conferenza stampa -. Non c'è alcun elemento concreto che facesse pensare alla preparazione di un attentato, ma ci sono elementi che fanno pensare che si stessero preparando a questo". Gli arresti di oggi arrivano all'indomani di quello dell'italomarocchino Elmahdi Halili, di 23 anni, sospettato proprio di essere in procinto di preparare un attacco.