di Anna Giorgi Sono stati otto minuti di terrore per il vigilante sequestrato in Duomo da un egiziano che lo ha tenuto in ostaggio, in ginocchio, le mani bloccate dietro la schiena e un coltello puntato alla gola. Sono le 12.53 in una Milano deserta. L’immigrato di 26 anni è seduto, solo, in piazza Duomo sui gradini del sagrato quando una pattuglia della polizia gli si avvicina e gli chiede i documenti. Lui, visibilmente alterato (gli esami tossicologici diranno se aveva assunto stupefacenti), risponde fornendo generalità da verificare con...

di Anna Giorgi

Sono stati otto minuti di terrore per il vigilante sequestrato in Duomo da un egiziano che lo ha tenuto in ostaggio, in ginocchio, le mani bloccate dietro la schiena e un coltello puntato alla gola. Sono le 12.53 in una Milano deserta. L’immigrato di 26 anni è seduto, solo, in piazza Duomo sui gradini del sagrato quando una pattuglia della polizia gli si avvicina e gli chiede i documenti. Lui, visibilmente alterato (gli esami tossicologici diranno se aveva assunto stupefacenti), risponde fornendo generalità da verificare con il fotosegnalamento.

Dice in un buon italiano di chiamarsi ’Cristiano’, di essere nato a Londra e di avere vissuto nell’hinterland, a Baranzate, nel 2016. Ma i documenti d’identità che lui stesso consegna agli agenti e rilasciati dalla questura di Savona dicono altro. Identità diversa, in Italia dal 2010 per ricongiungimento familiare e un lavoro da muratore. Nel 2016 a Malpensa ruba al duty free, scappa nella "zona sterile" dove viene arrestato per rapina impropria. Si fa cinque mesi di carcere. Poi scompare dai radar delle forze dell’ordine.

Quando i poliziotti comunicano con la radio della centrale operativa, ricostruendo identità e precedenti, in quell’esatto momento, il 26enne si alza all’improvviso e fugge all’interno del Duomo spintonando chi incontra e superando ogni controllo dell’ingresso principale. Scatta subito l’allarme, arrivano cinque volanti, il Duomo viene evacuato e circondato dalla polizia.

L’egiziano, intanto, nella fuga verso l’interno della cattedrale, urta un vigilante, lo blocca e lo trascina con sé dietro l’altare, dove tenta di nascondersi. È qui che lo fa inginocchiare, lo tiene fermo e gli punta una lama di dieci centimetri alla gola. Non ha scampo però, l’egiziano, né margine di manovra, perché dieci poliziotti gli stanno già addosso. "Lascialo libero", la trattativa dura pochissimo, il tempo della frase, lui abbassa la guardia e gli agenti lo ammanettano.

L’egiziano viene portato negli uffici della Digos, il capo Claudio Ciccimarra e il procuratore aggiunto Alberto Nobili escludono, per ora, qualsiasi finalità terroristica del gesto: "Non c’è nessun elemento e nessuno spiraglio che ci possa ad oggi far pensare di avere a che fare con un terrorista". Analisi di telefono e social sono affidate in queste ore alla polizia postale. Le accuse formulate sono: sequestro di persona, porto abusivo d’armi, resistenza a pubblico ufficiale e false dichiarazioni sulle generalità.

Ai poliziotti avrebbe detto di essere arrivato a Milano per lavorare in una impresa edile, sarebbe apparso confuso, farneticante a tratti: "Volevo riposarmi in un letto dentro il Duomo, lì lavoro e vivo". Interrogatorio e convalida dell’arresto, scontata, nelle prossime ore.