Macerata, 11 aprile 2018 - "Perché i pensili sono crollati? Perché sono stati montati male. Chiederò che siano rinforzati in tutte le casette, ne abbiamo consegnate 1.403. Sto facendo una circolare. Devono essere montati meglio. Mobilio e pensili vanno ancorati in modo sicuro alla struttura portante. Cinque-sei episodi tra cucine e bagno? Sì, direi che il numero è congruente con le segnalazioni. Personalmente ne ho verificati due". David Piccinini, geologo, responsabile della Protezione civile marchigiana, chiude una giornata di fuoco con un’idea chiara in testa: oggi vertice d’urgenza, saranno ricontrollate tutte le Sae.

Un geometra che vive in una casetta con le ruote proprio nell’epicentro, a Muccia – è sua, comprata per 8mila euro –, alle 7 del mattino innesca la miccia. I social sono già affollati di paure e pensieri. Lui posta tre foto, nella prima si vede una cucina sottosopra, i pensili staccati dal muro e rovinati sull’acquaio, posate a terra. Didascalia diretta come un missile: "Sae arredate da 2-3.000 euro/mq alla prima scossa importante. Vergogna". Nel secondo scatto e nel terzo stavolta i pensili sono proprio a terra, "provate a immaginare se fosse successo con bambini già alzati", si rabbuia lui. È talmente incredibile che per un po’ pare una bufala. Invece è proprio vero, succede a Pieve Torina (Macerata). Dove crolla anche un muro di contenimento. Ma come, le casette di Stato antisismiche? Quelle costate in media 2.700 euro al metro quadro, nei conti certosini dell’ingegner Roberto Di Girolamo, un secchione. Da Camerino si è studiato atti e delibere arrivando a quella media, lavori di urbanizzazione compresi. Il vero nodo di tutto.

"Me so rotto li coglioni!!!", posta intanto Fabrizio Capitani da Costafiore di Muccia, commento in rete alle foto del bagno, un mobile si è staccato di netto dalla parete della casetta, ecco il particolare del cartongesso bucato. «Un caso su 298 Sae montate», sdrammatizzano al Cns, il Consorzio di cooperative arrivato primo nell’appalto Consip. "Tre casi su 208", fanno eco da Arcale, la ditta toscana che ha lavorato a Pieve Torina. "Il mobiletto era appeso al muro a un metro e mezzo da terra, è venuto giù. Per fortuna non c’era nessuno in quel momento", ancora non ci crede Capitani. Rifa i conti: "È successo anche a mia zia. A un mio vicino si è staccato un tassello".

I comitati dei terremotati hanno idee diverse. Francesco Pastorella, che coordina tutti i gruppi del centro Italia, dice che il problema ora "è questo nuovo terremoto. Una gran botta. Si sono rotti gli acquedotti e lesionate un’altra volta case che avevano avuto danni lievi". Diego Camillozzi - ‘La terra trema, noi no’ - invece affonda: «Il commissario De Micheli si preoccupava tanto delle casette di legno che si sono pagati e costruiti i privati». Messe fuorilegge da un decreto che fissa misura impossibili. «Eppure con le scosse non hanno avuto problemi – ragiona Camillozzi –. Invece nelle Sae si sono staccati i pensili e si sono piegati di nuovo anche i boiler». Gli stessi che quest’inverno sono scoppiati per il gelo, una mattina i terremotati si sono svegliati e pareva di avere delle fontane sui tetti. «Un problema annunciato – osserva il vicesindaco di Arquata Michele Franchi che ha dovuto affrontare la grana –. I tubi non erano coibentati».

Poi è arrivato il momento delle infiltrazioni, «perché certi comignoli erano stati montati male, mandavano in blocco le caldaie. Li hanno smontati e risistemati troppo in fretta e così...». Ma i problemi sono stati democratici, dalle Marche al Lazio. Per le fognature di Amatrice ma anche di Accumoli. Il sindaco Stefano Petrucci ha dovuto fare un’ordinanza, una sorta di vademecum per l’uso corretto degli scarichi. «Hanno trovato anche stracci», è incredulo. I terremotati controbattono: «La pendenza degli impianti è sbagliata». E via così: porte che si chiudono male, pavimenti gobbi, lamiere dei colmi sui tetti che si staccano per il vento (a ottobre, nel villaggio di Fonte del Campo). Ma sarà giusto scaricare tutto sulle ditte?