Pierfrancesco De Robertis Per Draghi la scissione è un bene perché non avendo problemi di numeri è meglio per lui poter disporre di una truppa parlamentare meno folta ma più coesa. I problemi sono invece per i Cinquestelle stessi e a cascata anche per il Pd, questo Pd. L’ala scissionista di Di Battista andrà...

Pierfrancesco

De Robertis

Per Draghi la scissione è un bene perché non avendo problemi di numeri è meglio per lui poter disporre di una truppa parlamentare meno folta ma più coesa. I problemi sono invece per i Cinquestelle stessi e a cascata anche per il Pd, questo Pd. L’ala scissionista di Di Battista andrà infatti a ricoprire lo spazio elettorale del "vaffa" da sempre presente nel nostro paese anche se in forme diverse. Usciti però i neo-vaffanculotti, i grillini di governo si ritrovano emarginati in un limbo politico estremamente esiguo: non sono di lotta, perché chi ormai lotta è Di Battista, non sono di governo semplicemente perché hanno dimostrato di non esserne capaci. L’unico brandello di riferimento politico che resta loro è quello di un partito verde alla tedesca, un po’ movimentista nelle forme, una cosa non di sinistra ma sinistroide. Non un granché.

L’impasse Cinquestelle riguarda però a cascata anche il Pd, questo Pd, che sull’alleanza con i grillini ha ipotecato il suo futuro. Con raro tempismo Zingaretti si è legato a una forza che si sta allegramente votando all’autoestinzione. Una scelta dovuta all’incapacità dell’attuale gruppo dirigente Pd di elaborare una propria proposta politica. E quando non si hanno idee ci si rifugia nelle formule politiciste. Vecchio vizio di scuola comunista. Il punto è capire se le difficoltà di due dei soci di maggioranza del governo avranno una qualche conseguenza sull’esecutivo appena nato. Le elezioni mano mano si avvicinano, e le scosse si faranno sempre più forti. Draghi farà bene a tenerne conto.