Horlando Bruno Villa e lo striscione sulla Casa dello studente de l'Aquila
Horlando Bruno Villa e lo striscione sulla Casa dello studente de l'Aquila

Dieci anni dopo il terremoto del 6 aprile 2009, l’Aquila ha ricordato le sue 309 vittime. Per un giorno polemiche silenziate. Ieri sera il premier Giuseppe Conte (FOTO) ha partecipato alla fiaccolata che partita dal tribunale, in via XX Settembre, ha sostato davanti al numero 46. Qui c’era la Casa dello studente, crollata e poi demolita, uno dei simboli del terremoto dell’Aquila. Oggi c’è un solo un grande vuoto. La fiaccolata ha attraversato la città e si è conclusa come ogni anno in piazza Duomo. A mezzanotte e mezzo si è tenuta la Messa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, per gli aquilani è la chiesa delle Anime Sante, uno dei monumenti restaurati, l’inaugurazione il 6 dicembre alla presenza del presidente Mattarella. Dopo una veglia di preghiera alle 3.32, l’ora delle scosse devastanti, le più forti di magnitudo 6.3, i rintocchi delle campane hanno ricordato le vittime del sisma. 

LA STORIA / "Ho perso Francesca, ho avuto il dono di un altro figlio"

 

di RITA BARTOLOMEI

L’Aquila, 6 aprile 2019 - Horlando Bruno Villa, 30 anni, nato a San Carlos in Venezuela da padre italiano. Scampato alla strage nella Casa dello studente, che ha provocato otto morti. Oggi in via XX settembre c’è un grande buco

"In questi dieci anni sono tornato lì solo due volte. L’ultima una settimana fa. La prima nel 2009, qualche giorno dopo il terremoto, quando i vigili del fuoco hanno recuperato i miei effetti personali e quelli del mio compagno di stanza".

Vedere l’Aquila così, un colpo al cuore.
"Davanti alle macerie ho realizzato quanto sia stato devastante quello che è successo. La città distrutta, spenta, sembrava la scena di un film"

Che ricordi ha di quella notte?
"Non potrò mai dimenticare le grida, la paura, il buio. Tutto questo è presente ogni giorno. Come il rumore dell’edificio che crolla, la disperazione per non riuscire ad aprire la porta verso le scale d’uscita, le urla dei ragazzi bloccati nelle stanze rimaste in piedi, la paura di non uscirne vivo, l’odore del gas, i calcinacci per il corridoio e per le scale, le sirene...".

Ha salvato un’amica, Antonella. Ha sentito i suoi lamenti, è tornato indietro, invece di correre fuori
"Lei dormiva in una delle stanze crollate. Ricordo la corsa per accompagnarla all’ospedale. Poi nel pomeriggio sono tornato là sotto. Sono arrivate mia madre e mia sorella, siamo rimasti lì fino a notte inoltrata. Aspettavamo notizie degli altri".

Sono rimasti uccisi Davide, Hussein ‘Michelone’, Marco, Luciana, Angela, Luca, Alessio, Francesco che faceva il vigilante notturno, il più grande aveva 25 anni. Come si fa a convivere con un trauma così?
"Solo chi subisce un dramma del genere può capire. Dicono sempre che la vita continua. Certo che continua, ma quello che porti dentro non potrà mai essere rimosso. Troppi ricordi, troppo dolore".

Lei, scampato.
"Mi sento in colpa perché gli amici non ci sono più. Non capisco perché io ce l’abbia fatta, questo è un peso troppo grande. La mia famiglia mi sostiene e mi ripete in tutti i modi che non era arrivata la mia ora. Chi mi ha aiutato mi ha fatto comprendere che devo usare quel che mi è successo per essere una persona migliore, diventando un professionista esemplare. Cerco di non pensarci anche se è molto dura. Le piccole cose mi riportano a quei momenti".

Cosa si attende dalla giustizia?
"Ho fiducia. Una sentenza della Cassazione ha condannato tre tecnici e un funzionario dell’Adsu. Grazie all’aiuto del mio avvocato Wania Della Vigna ora mi aspetto che la giustizia faccia il suo corso anche nella causa civile contro la Regione e l’azienda per il diritto allo studio".

Dopo 10 anni prova più rabbia o più dolore? Si fida ancora delle istituzioni?
"Sento dolore e delusione, insieme. La fiducia nelle istituzioni è sempre minore, ogni giorno che passa. Sembra che non ci sia stato rispetto per noi studenti".

L’Italia è un paese di catastrofi: quando vede che la storia si ripete inesorabilmente, qual è la sua reazione?
"Rimango sconcertato, deluso dai continui sbagli umani, dalla lentezza nel prendere provvedimenti prima che accadano i disastri. Bisognerebbe imparare dagli errori del passato ma si continua a non farlo".

Il suo presente
"Sto finendo gli studi all’Aquila, nel frattempo per mantenermi lavoro come barista in un pub. Vivo ancora con i miei genitori, in Abruzzo".

Lei era in questa città per formarsi alla vita, è scampato alla distruzione. Il suo domani sarà qui?
"Vedo incerto il mio futuro, soprattutto in questo paese".