Terremoto a Ischia (Ansa)
Terremoto a Ischia (Ansa)

Roma, 21 agosto 2017 - Non sono ancora le 21 quando il terremoto squarcia in due Ischia. Un rumore sordo, viene su dal cuore della terra come un boato. La gente si riversa immediatemente in strada, fugge dalle proprie case che in molti casi si sbriciolano sotto i proprio occhi. Casamicciola è l'occhio di questo ciclone infernale, come nel 1883. I mobili sussultano, i tavoli di bar e ristoranti tremano, la merce cade dagli scaffali dei negozi. Il buio, il black out, e poi la fuga. 

Una scossa improvvisa, avvertita su tutta l'Isola. Molto forte, a sentire le testimonianze degli abitanti. Magnitudo 3.6, recita il primo bollettino dei vulcanologi. Sarà poi corretto a 4.0. L'epicentro è a 5 chilometri al largo di Faro di Punta Imperatore. Dopo poco la luce ritorna e si iniziano a contare i danni. I telefoni squillano, l'isola ad agosto trabocca di turisti: parenti e amici dall'Italia e dall'estero vogliono assicurarsi che i loro cari stiano bene. 

I video della tragedia

Carolina sbianca: "Ero all'Aquila, studiavo lì, ricordo quel terremoto tremendo". I telefoni vanno in tilt, in tanti decidono di restare fuori da case e alberghi, si interrogano se trascorrere la notte in auto. Le notizie arrivano frammentarie e confuse. Gennaro Raucci, napoletano che ha una casa a Lacco Ameno e che in quel momento si trovava in un ristorante in località Fango, racconta. "Abbiamo avvertito un forte boato, sembrava fosse esploso qualcosa vicino a noi". E aggiunge: "Subito dopo il pavimento ha cominciato ad ondeggiare a lungo  con una scossa ancora più intensa di quella del 1980. In contemporanea è andata via la luce. Nel ristorante eravamo tutti nel panico. Dopo esserci rifugiati sotto il tavolo, appena il sisma è terminato, abbiamo guadagnato l'uscita. Anche il ristoratore ci ha detto di andare via. Tornando a casa in auto ho potuto vedere alcune tettoie e porzioni di edifici crollati". Benedetto Valentino, socio fondatore, col fratello Elio, del Premio internazionale Ischia di giornalismo, dice che "la casa è stata scossa come si scuote un albero". 

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A Forio si tiene una festa in piazza, la scossa si avverte meno. E qualcuno all'inizio ci scherza anche su. Poi, man mano che la realtà si fa largo col passaparola, la paura prende il sopravvento. C'è preoccupazione, angoscia. E ci si può solo aggrappare alla speranza.