Accumoli (Rieti), 22 dicembre 2017 - «No, grazie. Non possiamo andare a vivere in casette ridotte in quel modo». Fuori, chiodi e fango. Dentro, luce, gas e acqua che non funzionano, frigorifero e forno non montati, televisione che manca, attrezzi degli operai lasciati in giro. Gli sfollati si rifiutano di entrare nelle casette dell’area di Terracino, ad Accumoli: alla data di consegna degli 11 moduli abitativi per altrettante famiglie, fissata per l’altro ieri, «ci siamo trovati con le abitazioni ancora in alto mare – spiega Anna Rita Valentini, una degli assegnatari delle Sae (soluzioni abitative d’emergenza) insieme al marito e ai tre figli –. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di non accettare le chiavi. Impossibile del resto andare a stare in casette dove ancora non funziona la caldaia, quando la temperatura è già ampiamente scesa sotto lo zero, fino a meno cinque e anche meno dieci gradi».
 
Meglio continuare a vivere nel container, dichiara Valentini, che con il marito e i figli vive lì da oltre un anno: «Ci è stato donato da un’associazione di pensionati di Padova. Abbiamo sopportato i quattro metri di neve dello scorso anno, il grande freddo, il crollo della stalla. Una mucca è morta, gli altri animali costretti al gelo, senza riparo. Aspettavamo tanto la casetta di legno, ma così come ci è stata presentata non è sicuramente nelle condizioni di essere abitata. Capisco che si sono sbrigati in vista del 25 dicembre, volevano fare bella figura. Ma il regalo di Natale, se devono farlo, che lo facciano come si deve».
Oggi dovrebbero fare la prova delle caldaie. «Dentro le casette – prosegue Valentini – c’erano ancora gli attrezzi usati dagli operai, mentre all’esterno si vedevano dei ferri che spuntavano, e sacchi da cemento, e taniche. L’assenza della televisione, poi, sembrerebbe una stupidaggine, l’ultimo dei problemi. Ma, qui, non è che abbiamo molta scelta, non possiamo andarci a mangiare una pizza o al cinema o al teatro. La televisione diventa fondamentale per passare il tempo». Eppure, quelle casette dovevano essere pronte mesi fa: «Ce le avevano annunciate per settembre. Poi la data è slittata, più e più volte. E ora, ecco il risultato che ci presentano. L’ennesima presa per i fondelli. A questo punto, non riesco più a essere diplomatica».
 
Non va molto meglio in altre aree Sae: a Fonte del Campo (Accumoli), ad esempio, «le strade sono completamente sconnesse – riferisce Luigia D’Annibale, che lavora al 118 di Amatrice –. L’altro giorno non ce l’abbiamo fatta ad arrivare con l’ambulanza fin davanti alla casetta di una paziente, non si riusciva a passare per il vialetto». E ad Amatrice i tubi erano gelati: «I terremotati sono rimasti senz’acqua», denunciano gli abitanti. A Visso, un paio di settimane fa, è esploso il boiler montato sul tetto di una delle casette: non ha retto alle basse temperature.