Alessandro

Milan

Ieri mi è toccato leggere perfino questa: un signore che prima di farsi inoculare il vaccino ha scritto il testamento e l’ha inviato al proprio medico di base. Non si sa mai. Mi sono chiesto: ma questo cittadino si premura di dettare le ultime volontà anche ogni qualvolta inforca la bicicletta o sale in macchina? Se leggesse le statistiche sulla probabilità di un evento fatale lo farebbe. Ma non sempre siamo guidati dalla razionalità. Ci sono anche le emozioni, le pulsioni, le paure. Non accettiamo più il rischio che qualcosa vada storto, anche se ci dicono che è altamente improbabile che accada, pretendiamo di trovare una sorta di bolla inviolabile, in cui niente possa accadere, e di rinchiuderci dentro.

Dopo la sospensione del vaccino Astrazeneca un amico mi ha detto: "Piuttosto che farmelo iniettare corro il rischio di prendere il Covid". Che significa aumentare nettamente le possibilità che qualcosa vada per il verso sbagliato, ma tant’è, è la paura che comanda.

A proposito di questo, però, non c’è da stupirsi: abbiamo instillato, una goccia al giorno, la paura nelle menti dei cittadini per un intero anno, senza sosta. L’abbiamo seminata, la paura, l’abbiamo accudita quando era una piantina appena germogliata, poi l’abbiamo coltivata in modo intensivo. Ora non possiamo stupirci se è diventata una pianta infestante.