Mascherine, gel igienizzante e smart tv. Il virus e il lockdown hanno cambiato anche le abitudini digitali, spostando tra bit e clould un’altra consistente fetta della nostra vita. Secondo il terzo rapporto Auditel-Censis, sono state 11.8 milioni le famiglie che dalla serrata a luglio si sono inoltrate sul web per svolgere un’attività che prima magari preferivano fare di persona. C’è chi ha fatto acquisti (7,7 milioni), chi ha chiacchierato con amici vicini o lontani (4,8 milioni) e chi ha seguito il corso di un personal trainer (1 milione). Si tratta del 48,6% delle famiglie italiane. Ancora più significativo il totale dei nuclei, ben 8.2 milioni, che per la prima volta hanno schiacciato i tasti di computer e smartphone per fare la spesa o ordinare una pizza. Tradotto,...

Mascherine, gel igienizzante e smart tv. Il virus e il lockdown hanno cambiato anche le abitudini digitali, spostando tra bit e clould un’altra consistente fetta della nostra vita. Secondo il terzo rapporto Auditel-Censis, sono state 11.8 milioni le famiglie che dalla serrata a luglio si sono inoltrate sul web per svolgere un’attività che prima magari preferivano fare di persona. C’è chi ha fatto acquisti (7,7 milioni), chi ha chiacchierato con amici vicini o lontani (4,8 milioni) e chi ha seguito il corso di un personal trainer (1 milione). Si tratta del 48,6% delle famiglie italiane. Ancora più significativo il totale dei nuclei, ben 8.2 milioni, che per la prima volta hanno schiacciato i tasti di computer e smartphone per fare la spesa o ordinare una pizza. Tradotto, significa che oltre 7 famiglie su 10 che si sono affacciate nel mondo del www – per fare qualcosa che non fosse consultare una ricetta o leggere delle notizie – non lo avevano mai fatto prima. Un numero che da solo ci fa capire quanto l’accelerazione impressa alle nostre vite verso il digitale (uno scatto che in parte colma il divario con gli altri grandi Paesi del mondo) sia degna di Lewis Hamilton, il re della Formula 1.

E anche gli acquisti e le intenzioni di comprare nuovi gadget ipertecnologici vanno in questa direzione. Sono quasi 1,3 milioni gli italiani che si sono dotati di un nuovo computer o smartphone nel 2020 o hanno deciso di farlo. Le famiglie che possiedono un collegamento a Internet sono aumentate del 2,7% (ora sono 21,4 milioni), mentre quelle sfruttano la potenza della banda larga sono 13,6 milioni, in crescita di 1,4 punti rispetto all’anno scorso. E così gli italiani che si sono collegati al web una volta negli ultimi due giorni con almeno due strumenti (smart tv, pc, cellulare o tablet) sono oltre 19,2 milioni ovvero il 35,5% in più rispetto al 2019. Un balzo da fare invidia a LeBron James, il supercampione del basket americano.

Perfino la tv risente di questo cambio di paradigma. Gli italiani che guardano più volte alla settimana un programma televisivo utilizzando una piattaforma streaming (Netflix, Amazon Prime Video, Infinity) sono 11,3 milioni, il 26,5% in più di 365 giorni fa. E anche Gianmarco Tamberi, padrone del salto in alto, prende nota di questo stacco.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Secondo il rapporto Auditel-Censis, su dati relativi al 2019, ben tre milioni e mezzo di famiglie non dispongono di un collegamento a internet e sono impossibilitate a svolgere qualsiasi tipo di attività online, dallo smart working alla didattica a distanza, fino agli acquisti e alle altre operazioni in rete, divenute sempre più indispensabili.

Il forte divario digitale presente nel nostro Paese è evidente non solo per i dati relativi alla connessione, ma anche per gli strumenti a disposizione. La media delle famiglie ad avere accesso alla banda larga su rete fissa è del del 55%, un valore che schizza al 77% per quelle che hanno redditi medio-alti. Internet superveloce è invece sfruttata solo dal 19,8% delle famiglie che hanno un livello socio-economico basso.

Sono, inoltre, quasi 6 milioni le famiglie che si collegano al web solo con smartphone e, di conseguenza, non possono garantire la qualità delle loro prestazioni a distanza: nel 76,9% delle famiglie più disagiate non è presente in casa neppure un pc fisso o portatile o un tablet collegato a Internet, quota che è del 10,2% tra quelle di livello socio-economico alto.

"Dal rapporto – ha concluso il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – emerge una società sempre più connessa e sempre meno dialogica . Si va verso una logica di comunicazione che impone il non dialogo e una certa dipendenza tecnologica. Se c’è un pericolo, è che la gente voglia andare in letargo. Nel lockdown gli occhi dietro le mascherine erano sorpresi, ora gli occhi sono stanchi. Occhi di persone che hanno bisogno di superare l’incertezza".