La tastiera di un computer
La tastiera di un computer

Firenze, 16 novembre 2019 - Come fantasmi digitali, come codici umani senza volto ma con dita nevrotiche che in silenzio accarezzano lo screen del cellulare e innescano traiettorie sociali imprevedibili. E non sempre innocenti. Così si muovono tanti degli iscritti ai social network meno ’appariscenti’. E così si divincolano dal mondo reale tanti iscritti di Telegram – sei anni di vita e un fatturato che avanza come uno tsunami nella piattaforma-mare della messaggistica istantanea – per i quali l’app ’zar dei social’ (a inventarla è stato un giovane russo, Pavel Durov) rappresenta la piattaforma più blindata per comunicare sotto traccia. Cosa? Di tutto. Dalle gioie della vita ai piani di guerra. Dalla lista della spesa all’acquisto di droga. Dalla poesia all’innamorata alla ’pesca’ di foto osé di ragazzine. La faccia sporca ce l’hanno in pochi, certo. Ma se per mille buoni c’è un cattivo allora oggi è proprio lì che si acquatta.

Tessere tele sociali d’ogni genere senza lasciare traccia è più semplice qui che altrove. Più semplice, ad esempio, che nelle colorite chat della ’sorellona’ WhatsApp. Per non parlare di quelle di Facebook, un mondo quasi paleolitico per gli under 20. Su Telegram gli iscritti hanno la possibilità di fluttuare nell’anonimato più totale: niente nomi, niente numero di telefono, neanche uno scampolo di memoria occupata perché tutto vola sul ’cloud’, la riservata ’nuvoletta’ che immagazzina dati in silenzio. Ecco perché – in anni in cui tutto si sbandiera ma al tempo stesso tanto si vuol nascondere sotto il tappeto per ristrutturare una privacy quotidiana sempre più minata e ballerina – l’app russa, con le sue chat criptate, ha fatto il botto. Nove milioni di utenti in Italia (200 nel mondo) con una crescita del 30% in 2 anni.

Chi la usa? Gente d’ogni tipo. Tanti giovanissimi che sfuggono così alle ’censure’ familiari ben più preventivabili sul pur gettonatissimo Instagram e sul network cinese Tik Tok che sta spopolando. Ma anche tanti adulti. Per lavoro, per diletto, per gioco. Ma qualcuno, appunto, anche per faccende sporche, istinti pedofili in primis, da mietere nei nascondigli social.

Non a caso è di appena due giorni fa l’appello lanciato da Papa Francesco alle grandi compagnie tecnologiche per la tutela dei minori su internet. "Il potenziale degli strumenti digitali è enorme – ha sottolineato il Santo Padre – ma le eventuali conseguenze negative del loro abuso nel campo del traffico di esseri umani, nell’organizzazione del terrorismo, nella manipolazione dell`informazione e, dobbiamo insistere, anche nell`ambito dell`abuso sui minori possono essere ugualmente notevoli".

Un’analisi puntuale quella di Papa Francesco che ha puntato i riflettori sulla necessità di non lasciare che tra le conquiste della comunicazione finiscano per annidarsi sempre più perversioni e cattivi propositi occultati nella vita quotidiana e rifocillati poi nella segretezza dei social.

Telegram, non a caso, è spesso finita alla gogna per essere risultata l’app di messaggistica prediletta dai terroristi legati all’Isis, dai pusher o dai pedofili. I vertici non hanno colpe (il gruppo è intervenuto quasi sempre all’istante annientando le chat fuori controllo o utilizzate per scopi fuorilegge) ma – e qui sta la sintesi del messaggio di Francesco – quando per ogni scheggia impazzita la gamma di traiettorie da seguire cresce in maniera esponenziale nessuna griglia di controllo avrà mai le maglie abbastanza fitte.