Bellezze al tartufo sugli stand di Acqualagna

Acqualagna (Pesaro e Urbino), 10 ottobre 2019 - Sarà l’edizione della quantità e della qualità: tartufo in abbondanza e di pregio per tutti, finalmente. Dopo gli anni di magra dovuti al clima pazzo, Acqualagna, la capitale assieme ad Alba, vara la fiera del bianco pregiato con premesse popolari e spettacolose: da mille a duemila euro al chilo, all’incirca la metà dell’anno scorso. Queste le prime quotazioni annunciate ieri a Roma.

La presentazione ufficiale è avvenuta al Pio sodalizio Piceni, anfiteatro nel cuore della capitale, affollato di autorità, turisti e curiosi che sono passati dai realismi visionari della mostra di acquerelli dell’artista di Andrey Esionov, allestita lì accanto, alle visioni reali della trifola. Roba pregiata e finalmente per tutti: "La prima raccolta ha confermato le speranze – ha annunciato il sindaco di Acqualagna Luca Lisi –: il tartufo bianco pregiato è tornato, è buono e ha un costo accessibile per tutti. Sarà un’edizione per le famiglie, per chi non ha mai potuto permettersi il bianco negli anni scorsi e per chi ama grattarlo in abbondanza. Speriamo continui così".

Per capire cosa rappresenti Acqualagna nel mondo, assieme ad Alba, basti qualche cifra: in piazza Mattei, intitolata al fondatore dell’Eni nato proprio ad Acqualagna, transitano ogni anno dai 6 ai 700 quintali di tartufi di tutte le qualità, di qui lo slogan della fiera ‘Acqualagna capitale del tartufo tutto l’anno’. La gran parte, quasi l’ottanta per cento, finisce nei mercati nazionali ed esteri, Alba compresa. La storia dei cavatori di Acqualagna che partivano per il Piemonte con il cofano pieno di tartufi bianchi pregiati di Acqualagna, si perde nella notte dei tempi, e ha alimentato una amichevole rivalità proprio con la città piemontese.

È finita così, con le due superpotenze mondiali del tartufo che si sono spartite i relativi primati: Acqualagna quello della commercializzazione, Alba quello del consumo con il suo milione di turisti tondo che arrivano ogni anno. Alba mostra le ciminiere della Ferrero, Acqualagna risponde con il fumo dei camini delle case che si odora arrivando. È il biglietto da visita della fiera che si apre il 27 ottobre e per poi proseguire tre fine settimana fino al 10 novembre. Una fiera alimentata dai suoi abitanti: metà paese, 2.200 persone, possiede il patentino di cercatore di tartufi. Mentre in fatto di cani si va anche oltre: il 70%dei ‘fido’ da tartufo italiani proviene da qui. Per non parlare del tartufo che mena la storia, o viceversa, con il Furlo che resta il quartiere generale gastronomico di Benito Mussolini che qui si fermò 56 volte con la famiglia a divorare frittate e tagliatelle tartufate. Ma non è aria di tour nel fascismo, qui, ad Acqualagna, ne parlano in pochi.

Si preferisce invece puntare su un programma saporitissimo: il museo del tartufo, esperienza sensoriale irrinunciabile; i cooking show con grandi cuochi e grandi vini; il tartufo a teatro con Neri Marcoré; la Ruscella d’oro, massimo riconoscimento di Acqualagna che sarà assegnato all’imprenditore Brunello Cucinelli e al cuoco Mauro Uliassi; poi la borsa di piazza Mattei per le quotazioni; il museo di Enrico Mattei; il Palatartufo con le tipicità, il mercato, gli stand, gli assaggi di Bianchello d’autore, vino ufficiale della Fiera, che quest’anno celebra i 50 anni della denominazione di origine controllata. Il vino che costò la sconfitta ai Cartaginesi contro i Romani nella battaglia del Metauro del 207 a.C. Il tartufo c’era già e per Roma era ‘cibo degli Dei’.