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"Troppo grasso per la Tac, non c'è per la sua stazza". Taranto, 45enne muore in ospedale

Pesava 180 chili. Il fratello: macchinari per gli obesi

di NINO FEMIANI
Ultimo aggiornamento il 12 settembre 2018 alle 09:08
Tac, foto generica (Fotoschicchi)

Taranto, 12 settembre 2018 - «Non chiedo giustizia o un risarcimento danni. Quello che voglio è un piano per l’acquisto di Tac per grandi obesi, affinché a nessun’altro succeda quello che è capitato a mio fratello, morto al Santissima Annunziata di Taranto, senza avere potuto neppure fare una Tac perché in Puglia, per persone come lui, non ci sono i macchinari». La denuncia arriva da Giulio Vecchione, fratello di Luca: un gigante di 45 anni, alto un metro e 92 e che sulla bilancia faceva fermare l’ago oltre i 180 chili. Giovedì scorso, Luca, che soffre di problemi cardiaci e al sistema linfatico, cade nella sua casa, a Leporano (Taranto) dove vive con i genitori. Si frattura il gomito sinistro e il femore destro.

Viene spostato dal pronto soccorso in ortopedia per ingessare gli arti. Arrivato in reparto, iniziano le complicazioni. Inizia a vomitare, manifesta crampi e dolori allo stomaco. «Stava molto male – racconta Giulio –. Ogni volta che beveva o mangiava, vomitava. Inoltre era diventato stitico. Probabilmente nella caduta aveva subito danni all’apparato digerente». Per capire cosa sta succedendo a Luca occorre fare una Tac per scoprire se ci sono lesioni interne. Ma un macchinario capace di fare una tomografia computerizzata a un obeso non è disponibile. Attrezzature come quelle sono presenti, infatti, in pochi centri specializzati per le malattie metaboliche. «Non potendo fare una Tac - spiega Luca Vecchione - in ospedale hanno fatto solo radiografie ed ecografie». Esami insufficienti per mettere Luca sotto i ferri del chirurgo. Per tentare di salvarlo avrebbero dovuto trasferirlo altrove, ad esempio a Matera, il centro più vicino per ammalati «oversize». Ma si tratta di percorrere novanta chilometri in ambulanza lungo la trafficata Statale Jonica. I medici provano a intervenire con i farmaci, la situazione di Luca peggiora.

Si decide di portarlo in rianimazione dove, nella notte tra sabato e domenica, muore. Giulio lancia accuse sul modo con cui il fratello è stato curato. «Infermieri e inservienti – aggiunge – hanno fatto il possibile per assisterlo, i medici no: ci hanno messo quattro giorni per toccargli la pancia. Ragionano come dirigenti che pensano solo a far quadrare i conti». Dopo la morte del fratello, Giulio avanza una richiesta: «Quello che voglio è una Tac per grandi obesi: ce ne sono tanti nascosti in casa perché non possono uscire o si vergognano. E un macchinario per obesi funzionerebbe anche per persone normali». A sollevare il caso di Luca Vecchione è stato il consigliere regionale pugliese di Direzione Italia, Renato Perrini. «Quello che è successo è assurdo – rileva – se si pensa che l’obesità in Puglia interessa il 13% della popolazione. Ho presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione, Michele Emiliano». In passato, in un’analoga vicenda, l’ex direttore generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone, ebbe a dichiarare: «Le nuove Tac installate nei presidi ospedalieri di Casarano, Gallipoli e Lecce possono eseguire esami anche su utenti fino a circa 250 kg».

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