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14 ott 2021

Tamponi, per ora Draghi tiene duro. Ma si cerca una via d’uscita

Il premier preoccupato per il Green pass day, oggi vede i sindacati. E tratta con Lega e M5S

14 ott 2021
antonella coppari
Cronaca
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan
Il premier Mario Draghi, 74 anni, al G20 straordinario sull’Afghanistan

Una settimana sotto schiaffo. Poi, alla vigilia del “Green pass day“, la destra cerca di uscire dall’angolo. Per la prima volta dopo molto tempo, Salvini indossa i panni del leader della coalizione e lancia un appello – con l’immancabile frecciata avvelenata a Luciana Lamorgese – al premier: "Questo clima non può continuare e siccome di alcuni ministri non mi fido, mi rivolgo al manager del governo: non c’è rischio di ritorno al fascismo o al nazismo, tirare gli scheletri fuori dagli armadi non fa bene né al governo né all’Italia". Lo ripete poche ore dopo a Draghi nel corso del primo degli incontri settimanali decisi dopo la maretta sulla riforma del catasto: "Devi ottenere una pacificazione nazionale. La delegittimazione continua nei confronti del centrodestra, e in particolare di Lega e Fd’I, deve finire". Draghi apre sugli sconti ai tamponi Figuriamoci se il premier non vuole evitare che la tensione salga: è evidente che nessuna maggioranza può reggere il clima rovente delle ultime settimane. Ovviamente, molto è dovuto ai ballottaggi, però chiuse le urne lunedì i partiti si lanceranno nella campagna per il Quirinale prima e per le politiche dopo. Insomma non c’è nessuna garanzia che l’aria si alleggerisca da sola. Ma si sa che Draghi tende a farsi coinvolgere il meno possibile nelle beghe dei partiti che lo sostengono. Il solo appiglio è quello scioglimento di Forza nuova sul quale il Parlamento si pronuncerà martedì. La ministra dell’Interno non può procedere senza una sentenza della magistratura e non ha alcuna intenzione di accontentarsi di un eventuale rinvio a giudizio (tra l’altro non sarebbe neppure nelle sue facoltà). Il presidente del consiglio potrebbe prendere una decisione politica ma per farlo avrebbe bisogno del consenso dell’intera maggioranza, obiettivo fuori portata. È molto probabile dunque che non si procederà per decreto per mettere ...

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