Il movimento per l’indipendenza di Taiwan è "il più grande ostacolo alla riunificazione nazionale, una seria minaccia al ringiovanimento della Cina: non è mai finita bene per coloro che dimenticano i loro antenati, tradiscono la madrepatria o dividono il Paese. Saranno sicuramente disprezzati dal popolo e giudicati dalla storia". I toni perentori del presidente Xi Jinping, risuonati nella Grande sala del popolo su Piazza Tienanmen, a Pechino, hanno dato la chiara rappresentazione del tarlo ben radicato nella leadership comunista perché "il compito storico della riunificazione completa della madrepatria deve essere adempiuto e lo sarà sicuramente". Xi ha avvertito il mondo sull’isola ribelle, distante 130 chilometri dalle coste del Fujian. Solo i 23 milioni di taiwanesi hanno il diritto di decidere "il futuro e lo sviluppo" dell’isola, è stata la replica del Consiglio di Taipei per gli affari con la Cina: la presidente Tsai Ing-Wen ha ribadito che "non cederà né avanzerà", difendendo con forza sovranità e sicurezza nazionali e continuando ad approfondire i rapporti coi Paesi amici.