di Giampaolo Pioli L’ordine arrivato via e-mail qualche giorno fa dal capo di gabinetto del presidente, entra in vigore da oggi. Anche se Donald Trump tenterà in Congresso, mercoledì 6 gennaio, l’ultima plateale spallata per ribaltare l’esito del voto, e puntare sulla protesta di piazza, di fatto oggi inizia il trasloco dalla Casa Bianca. Resteranno in servizio solo le cucine, i camerieri e il personale delle pulizie. Lo staff del presidente, invece, che conta più di 1.900 persone dai livelli più alti a quelli più bassi, compresi gli stagisti, dovrà iniziare da stamattina a svuotare le scrivanie, togliere le foto di fidanzate e figli dagli scaffali, conservare e...

di Giampaolo Pioli

L’ordine arrivato via e-mail qualche giorno fa dal capo di gabinetto del presidente, entra in vigore da oggi. Anche se Donald Trump tenterà in Congresso, mercoledì 6 gennaio, l’ultima plateale spallata per ribaltare l’esito del voto, e puntare sulla protesta di piazza, di fatto oggi inizia il trasloco dalla Casa Bianca. Resteranno in servizio solo le cucine, i camerieri e il personale delle pulizie.

Lo staff del presidente, invece, che conta più di 1.900 persone dai livelli più alti a quelli più bassi, compresi gli stagisti, dovrà iniziare da stamattina a svuotare le scrivanie, togliere le foto di fidanzate e figli dagli scaffali, conservare e catalogare penne, gomme, matite, bicchieri, fermacarte e tutta la cancelleria ufficiale rimasta e alla fine restituire i telefonini. Ma, soprattutto, ciascuno dovrà iniziare a cercare in fretta un altro lavoro. Nessuno potrà conservare per ricordo nemmeno un bigliettino di auguri o un foglio di carta intestata con le iniziali presidenziali: dal 20 gennaio, con l’arrivo di Biden, il possesso di questo materiale, soprattutto se catalogato, potrebbe costituire un reato penale. Anche le macchinette del caffè e i fornetti microonde per scaldarsi il lunch che quattro anni fa avevano superato in entrata i controlli e il metal detector del secret service, dovranno riuscire dalla Casa Bianca prima che arrivino le squadre sanitarie per disinfettare tutto visto che decine di persone, oltre al presidente, hanno avuto il Covid e anche alla festa di Natale continuavano a non usare le mascherine.

Ma se gli uffici che circondano lo Studio Ovale nella West Wing sono i più complicati e delicati da "azzerare completamente", anche per quanto riguarda la rimozione di eventuali microspie, non meno complesso si presenta il trasloco nell’ala opposta dove si trovano gli uffici di Melania Trump. Decine le sue valigie, molte già preparate nei corridoi, ma ancora senza l’etichetta dell’Air Force One con indicato la prossima destinazione della first lady: per lei potrebbe non essere la Florida (come sembra invece scontato per Donald) perché Melania è preoccupata per il reinserimento scolastico del figlio Barron che ha sofferto molto nel lasciare l’istituto privato di New York per iscriversi a un liceo, sempre esclusivo, di Washington.

A Mar-a-Lago, nel golf resort della famiglia a Palm Beach, dove anche i Kennedy avevano una residenza estiva, le suite presidenziali sono già pronte, ma servono ancora alcuni ritocchi: almeno una parte delle attività della Trump Organization dovrà muoversi lì, riducendo quelle della Trump Tower, che nel frattempo, anche per colpa della pandemia e della fuga da New York dei super ricchi ha visto in parte crollare i prezzi degli appartamenti.

Rientrati precipitosamente a Washington nella notte di Capodanno, lasciando in bianco tutti i sostenitori del presidente che avevano pagato 1.000 dollari a biglietto a Mar-a-Lago per partecipare al grande gala in sua compagnia, Trump e Melania hanno fatto partire praticamente il conto alla rovescia.

Di loro alla Casa Bianca non rimarrà nemmeno uno spillo. Solo una foto al muro. Nemmeno le carote che aveva lasciato Michelle Obama nell’orto. Trump però avrà sempre un account Twitter, anche se, perdendo il nome ufficiale @Potus (che spetta soltanto ai presidenti in carica) dal 20 gennaio il suo cinguettio potrebbe diventare molto meno efficace.