Danish Hasnain, 33 anni, in una foto su Facebook
Danish Hasnain, 33 anni, in una foto su Facebook
Tradito dall’utilizzo dei social e riconosciuto da un neo sotto lo zigomo. Dettagli che hanno permesso alla polizia francese di arrestare a Parigi, Danish Hasnain, 33 anni, ritenuto dagli inquirenti italiani sia l’esecutore materiale sia la mente del ‘delitto d’onore’ della nipote Saman Abbas, la 18enne pachistana che si presume essere stata ammazzata (il corpo non è stato trovato) tra il 30 aprile e il primo maggio scorsi a Novellara, nella Bassa Reggiana, dopo essersi opposta a un matrimonio forzato con un cugino in patria. Un’onta per la famiglia di fede islamica originaria di una zona rurale del Pakistan dove la tradizione delle nozze combinate è sacra. La svolta ieri mattina quando gli agenti della Brigade Criminelle, l’equivalente della nostra anti-crimine, irrompono in un appartamento nel...

Tradito dall’utilizzo dei social e riconosciuto da un neo sotto lo zigomo. Dettagli che hanno permesso alla polizia francese di arrestare a Parigi, Danish Hasnain, 33 anni, ritenuto dagli inquirenti italiani sia l’esecutore materiale sia la mente del ‘delitto d’onore’ della nipote Saman Abbas, la 18enne pachistana che si presume essere stata ammazzata (il corpo non è stato trovato) tra il 30 aprile e il primo maggio scorsi a Novellara, nella Bassa Reggiana, dopo essersi opposta a un matrimonio forzato con un cugino in patria. Un’onta per la famiglia di fede islamica originaria di una zona rurale del Pakistan dove la tradizione delle nozze combinate è sacra. La svolta ieri mattina quando gli agenti della Brigade Criminelle, l’equivalente della nostra anti-crimine, irrompono in un appartamento nel quartiere di Garges-lès-Gonesse, a Nord-Est della Tour Eiffel e mettono a segno l’ordine di cattura internazionale che pendeva sullo zio accusato di omicidio premeditato aggravato, in concorso con gli altri quattro indagati: due cugini e i genitori di Saman – il padre Shabbar e la madre Nazia Shaheen – latitanti presumibilmente in Pakistan dove si sono rifugiati il primo maggio, con la loro partenza documentata dalle telecamere di Milano Malpensa.

Hasnain è il secondo arrestato dopo il cugino Ikram Ijaz, bloccato – mentre tentava la fuga a bordo di un Flixbus diretto in Spagna – a Nimes, sempre in Francia. Ed è proprio sul Paese transalpino che da allora si sono sempre concentrati gli investigatori per cercare lo zio. Hasnain era ricercato da quasi cinque mesi. Da quel 5 maggio quando parte assieme ad Ali Haider, il fratellino minorenne di Saman. Una fuga semplice dall’azienda agricola di Novellara dove tutta la famiglia Abbas lavorava, a bordo di una bicicletta assieme al nipotino. Una volta giunti alla stazione ferroviaria di Novellara si dirigono verso la Francia, ma sul confine a Ventimiglia vengono bloccati dalla polizia. Gli agenti prendono in custodia il ragazzino in quanto minore, ma non possono fare altrettanto con lo zio dato che all’epoca ancora non era stato spiccato un ordine di cattura.

Si è rintanato nel sobborgo parigino dove all’alba di ieri è stato scovato. Da tempo era monitorato e pedinato. A condurre qui gli investigatori è stata la geolocalizzazione grazie agli indirizzi Ip scoperti grazie all’utilizzo dei social network col quale comunicava con un ristretta cerchia di contatti. Ancora da accertare se avesse parlato anche con gli altri indagati.

Nell’appartamento non era solo, ma con altri 3 connazionali, godendo di appoggio e protezione da parte della comunità amica. Nel blitz è stato sorpreso senza documenti, ma – nonostante fosse ingrassato in volto e avesse un pizzetto oltre ai baffoni raffigurati nella foto segnaletica in possesso delle forze di polizia – è stato riconosciuto dai dettagli del viso: un neo sulla parte sinistra della faccia e le sopracciglia marcate. Poi il riscontro definitivo con la comparazione delle impronte digitali. Hasnain era stato ripreso il 29 aprile – il giorno prima del presunto omicidio – dalle telecamere esterne dall’azienda agricola, mentre si dirigeva, assieme ai due cugini di Saman, nei campi retrostanti con pale, piede di porco e un secchio, forse per preparare la fossa nella quale nascondere il cadavere.

Il fratellino di Saman – prima ai carabinieri poi anche in sede di incidente probatorio in tribunale con le dichiarazioni cristallizzate come prove – aveva riferito che ad ucciderla sarebbe stato lo zio. Inoltre, in una chat captata dalla magistratura, Hasnain diceva parlando con una parente: "Abbiamo fatto un lavoro fatto bene", riferendosi presumibilmente all’omicidio. Ora, tra 7-10 giorni è atteso in Italia per l’estradizione. "Un arresto che ci consentirà di poter avere una versione dei fatti e indicazioni in merito a dove si trova il corpo di Saman. Se si avvarrà della facoltà di non rispondere? Non potrà farlo a lungo...", ha detto il procuratore capo di Reggio Emilia, Isabella Chiesi lanciando il guanto di sfida in nome della verità.