Un verdetto storico che potrà dare origine a cambiamenti epocali nella società giapponese, a tratti più conformista che conservatrice. E per questo poco incline ai cambiamenti repentini. La sentenza emessa dal giudice donna Tomoko Takebe della Corte di Sapporo, volta a considerare incostituzionale il mancato riconoscimento di un’unione legale tra due persone dello stesso sesso, è stata celebrata come una conquista dopo un travagliato percorso della comunità Lgbt, perché crea un precedente; da altri, come una vittoria simbolica. L’azione legale era stata presentata nel 2019 da 16 coppie, residenti in diverse località del paese, che si opponevano al divieto di non poter convolare a nozze al pari delle persone eterosessuali. Nella formulazione della sentenza il giudice ha posto l’accento sulla violazione dell’articolo 14 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza degli individui davanti alla legge. Il Giappone è l’unico Paese del G7 a non autorizzare le unioni gay: con ogni probabilità la sentenza darà l’avvio a un dibattito a livello politico e sociale.