L’Europa deve accelerare nella risposta sanitaria al Covid-19, soprattutto sui vaccini. Proprio su questo si sarebbe concentrato l’ultimo colloquio telefonico tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen. E qualcosa, negli ultimi giorni, inizia a muoversi. L’Ema,...

L’Europa deve accelerare nella risposta sanitaria al Covid-19, soprattutto sui vaccini. Proprio su questo si sarebbe concentrato l’ultimo colloquio telefonico tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen. E qualcosa, negli ultimi giorni, inizia a muoversi.

L’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco, ha fissato una riunione straordinaria per l’11 marzo in cui potrebbe arrivare la valutazione sul siero della Johnson & Johnson, quello monodose che ha avuto già il via libera negli Stati Uniti e sarebbe il quarto autorizzato in Europa. Ed è arrivata anche la notizia che, sempre l’Ema, ha avviato l’esame del vaccino russo Sputnik V, passo fondamentale in vista del suo eventuale utilizzo anche da noi auspicato da molti Paesi.

Questo vaccino, sviluppato dal centro nazionale russo per l’epidemiologia Gamaleya, è stato già autorizzato in Ungheria, Slovacchia e a San Marino. A inizio febbraio, una delle più rispettate riviste mediche, The Lancet, ha pubblicato i risultati provvisori di uno studio clinico di fase III, confermandone l’efficacia al 91,6% e la sicurezza.

Dopo l’annuncio dell’Ema, le autorità di Mosca si sono dichiarate pronte a fornire 50 milioni di dosi all’Europa a partire da giugno, assicurando di aver fornito "dati completi sul vaccino russo, per ora approvato per l’uso in più di 40 paesi". L’annuncio di Mosca ha insospettito, però, von der Leyen: "Ci chiediamo come mai vengano fatti tutti questi annunci di milioni di dosi pronte a essere consegnate nel mondo mentre in Russia c’è una percentuale così bassa di vaccinati, meno del 3%. Per questo vogliamo ispezionare i siti dove i vaccini sono prodotti".