Addio campo largo. Archiviata definitivamente la soluzione Conte, sarà il Pd romano, domani, al termine di una riunione al Nazareno, a indicare il candidato alle prossime suppletive di Roma centro. Una strada indicata esplicitamente dal segretario Enrico Letta, che in questo modo ha elegantemente bocciato la ’soluzione’ renziana, la ministra Elena...

Addio campo largo. Archiviata definitivamente la soluzione Conte, sarà il Pd romano, domani, al termine di una riunione al Nazareno, a indicare il candidato alle prossime suppletive di Roma centro. Una strada indicata esplicitamente dal segretario Enrico Letta, che in questo modo ha elegantemente bocciato la ’soluzione’ renziana, la ministra Elena Bonetti. "La scelta di Conte non cambia nulla nella prospettiva, mi sembrava che quel collegio meritasse una candidatura autorevole anche se fuori dalla logica del rapporto con il territorio. Ora il Pd romano proporrà il nome migliore". Un segnale di distinzione - si ragiona in ambienti parlamentari - ove mai Italia Viva dovesse confermare la candidatura Bonetti. Sul nome carte coperte, ma nelle settimane scorse i vertici dem hanno fatto trapelare la loro propensione per una candidatura al femminile.

Nel centrodestra, giochi invece ancora aperti: "Avremo un candidato unitario, a breve ci vedremo con gli alleati", assicura Salvini (Lega). Sinora sembrava prevalere il principio di presentare nel collegio un esponente dello stesso partito che aveva corso in passato nella stessa realtà. Nel caso di Roma 1, si sarebbe trattato di un candidato di Fratelli d’Italia. Tuttavia, ieri si è fatta avanti Simonetta Matone, capogruppo della Lega in Campidoglio ed ex sostituto procuratore generale della Corte di Appello di Roma. "Non intendo deludere le aspettative di coloro che mi hanno votata per stare in Comune, ma nella vita mai dire mai. Non escludo una mia candidatura in Parlamento", ha detto. Forza Italia per ora sta alla finestra, ma chissà che alla fine non possa essere della partita, magari con un civico di area. Il tempo stringe visto che si vota il 16 gennaio, quando l’attenzione del Paese sarà tutta sulla partita del Quirinale.