Quelli che vedevano un brufolo e dicevano "è colpa del testosterone". Quelli che le davano della buzzicona. Quelli che "se la tira", "è una mangiauomini", "odiosa come lei nessuna". I maschi e la Divina, uno scontro lungo il lampo di gloria durato vent’anni. Insospettabile ma vero. Un bel numero di farabutti pare abbia accompagnato la carriera e, per riflesso, la vita di Federica Pellegrini. Che adesso chiude un capitolo e per potere aprire il prossimo sente di doversi sgravare da un peso. All’età fatale dei 33, quando la maggior parte dei mortali fa progetti, lei è alle prese con i bilanci. Con un turbo rossetto si concede un’autobiografia riparativa...

Quelli che vedevano un brufolo e dicevano "è colpa del testosterone". Quelli che le davano della buzzicona. Quelli che "se la tira", "è una mangiauomini", "odiosa come lei nessuna". I maschi e la Divina, uno scontro lungo il lampo di gloria durato vent’anni. Insospettabile ma vero. Un bel numero di farabutti pare abbia accompagnato la carriera e, per riflesso, la vita di Federica Pellegrini. Che adesso chiude un capitolo e per potere aprire il prossimo sente di doversi sgravare da un peso. All’età fatale dei 33, quando la maggior parte dei mortali fa progetti, lei è alle prese con i bilanci. Con un turbo rossetto si concede un’autobiografia riparativa in forma di monologo.

Si veste da Iena e la fa, conduttrice per una sera, raccontando tutte le ombre di una luminosa esistenza passata a rosicchiare medaglie e a parare colpi bassi. Non è mai stata chiarita la necessità dei memoriali precoci ma qui una ragione c’è, l’addio al nuoto che ha fatto di lei una stella e viceversa. E se il prezzo da pagare è passare all’upgrade dell’indisponenza, la ragazza ha pronti i contanti assieme al catalogo degli insulti che l’hanno accompagnata a bordo vasca: grande antipatica, acida, prepotente, snob, dopata. Le donne soprattutto hanno riempito i social di livore, ma anche gli uomini non si sono risparmiati. Ed è da loro che vuole cominciare facendosi una domanda: "In tutti questi anni in cui ho gareggiato contro le donne, perché mi sono dovuta confrontare molto più spesso con loro? Mi aspettavano al varco sia che vincessi sia che perdessi. Perché se cadi sei un’atleta finita. E se stai in piedi sei una principessa messa su un piedistallo".

Sante parole, il piedistallo soprattutto. "Prima o poi paghi anche quello. Se un uomo vince è un bomber, se vince una donna se la tira". E quindi va così: "Stanno tutti in attesa del disastro, tipo "guardiamo dallo spioncino che succede", che se va male usciamo sul pianerottolo a festeggiare". Il più meschino dei suoi detrattori classificherebbe questa riflessione come paranoia ma lei che li consce tira dritto: "Se sei un atleta maschio e hai delle relazioni sei un uomo di successo, se sei donna e hai delle relazioni sei una mangiauomini. Giudicavano la mia vita privata. Come quel figlio di un allenatore di nuoto che quando ho difeso il mio coach ha twittato "eh sì, è lui il tuo pene dell’anno". Una finissima analisi sportiva…". Mondo di invidiosi: "Uomini che a 16 anni, alla mia prima olimpiade, quando ero alle prese con l’acne come tutte le adolescenti, in radio commentavano "sarà il testosterone". Quante risate. Uomini che hanno il diritto alla vittoria perché tutti gli sport che tu hai iniziato a praticare li hanno praticati prima loro, hanno fatto meglio. Perché gli sport importanti sono sport da uomini. Perché le cose importanti sono cose da uomini".

E allora? "Allora stasera a questi uomini dico che sono contenta se vi siete divertiti almeno voi. Agli altri uomini, quelli della mia vita, dico grazie per avermi dedicato uno sguardo che ha creduto nei miei occhi, nella mia forza, nella mia bellezza. Sono quelli che contano per me: quelli che non hanno bisogno di cose da uomini". E le donne? "Esistono anche donne stronze, è ovvio. Ma mi hanno chiesto di parlare per qualche minuto, non per pochi secondi". Alla prossima ragazze, prepariamoci.