Giorgia Meloni, 44 anni, leader di Fratelli d’Italia: il suo partito è rimasto escluso dalle nomine politiche della Rai
Giorgia Meloni, 44 anni, leader di Fratelli d’Italia: il suo partito è rimasto escluso dalle nomine politiche della Rai
di Elena G. Polidori Una sedia vuota che dice più di mille parole. Ieri a Milano, alla presentazione del candidato sindaco del centrodestra per Palazzo Marino, il pediatra Luca Bernardo, Giorgia Meloni non c’era. In rappresentanza di Fd’I Ignazio La Russa e, sul palco, Daniela Santanchè. Un’assenza pesante, quella della leader del partito d’opposizione, legata all’ultimo scontro interno alla coalizione per colpa della Rai, nervo da sempre dolente per la politica. La nomina dei nuovi consiglieri d’amministrazione ha lasciato fuori dalla riconferma proprio l’uomo della Meloni, Giampaolo Rossi, che ha dovuto cedere il posto a Simona Agnes, figlia di Biagio, storico direttore generale di viale Mazzini, voluta da Forza Italia e appoggiata dalla Lega. Insomma, uno sgambetto degli alleati nei...

di Elena G. Polidori

Una sedia vuota che dice più di mille parole. Ieri a Milano, alla presentazione del candidato sindaco del centrodestra per Palazzo Marino, il pediatra Luca Bernardo, Giorgia Meloni non c’era. In rappresentanza di Fd’I Ignazio La Russa e, sul palco, Daniela Santanchè. Un’assenza pesante, quella della leader del partito d’opposizione, legata all’ultimo scontro interno alla coalizione per colpa della Rai, nervo da sempre dolente per la politica. La nomina dei nuovi consiglieri d’amministrazione ha lasciato fuori dalla riconferma proprio l’uomo della Meloni, Giampaolo Rossi, che ha dovuto cedere il posto a Simona Agnes, figlia di Biagio, storico direttore generale di viale Mazzini, voluta da Forza Italia e appoggiata dalla Lega. Insomma, uno sgambetto degli alleati nei confronti della Meloni che anche ieri ha fatto sentire la sua voce. E non solo con l’assenza a Milano. "La vicenda Rai – ha sottolineato – ha conseguenze enormi per la democrazia italiana. Avete idea di cosa sarebbe successo se fosse accaduto a danno del Pd, avremmo avuto i caschi blu dell’Onu. È un precedente che diventa un punto di non ritorno, sono basita che nessuno dica una parola. Noi siamo, secondo i sondaggi, il primo partito italiano: se questo fosse successo in Ungheria, avremmo sentito la von der Leyen, che invece non ha parlato".

Una frattura pesante, dunque, che la Meloni sembra essersi legata al dito e che era palpabile, ieri a Milano, negli attimi immediatamente precedenti all’inizio della presentazione di Bernardo, quando Lucia Ronzulli, di Forza Italia, nel mettere i segnaposto sulle sedie della platea, ha tolto quello con il nome della Meloni per metterne un altro con scritto "Lega". La cosa ha fatto infuriare Ignazio La Russa che ha strappato il foglio appallottolandolo nervosamente tra le mani: "Non me fotte un ca…!!", ha alzato la voce. Poi ha tolto il foglio di mano a una Ronzulli basita: "Quattro di Forza Italia in prima fila, questa mania di esibirsi non ci piace!". E subito dopo la Santanchè ai giornalisti: "Non c’è la Meloni? Beh, fatevi qualche domanda e datevi una risposta..". "E comunque – ha proseguito – Giorgia Meloni è stato il leader del centrodestra che ha più creduto nell’alleanza: crediamo che da soli non si vince mai, vince una squadra. Però non sempre vediamo una reciprocità di atteggiamenti e questo ci dispiace", ha aggiunto la senatrice Fd’I.

Salvini, vista la situazione incandescente, ha provato a fare da pompiere: "Il centrodestra è unito, gli avversari non sono mai in casa e sto cercando di spegnere ogni polemica". Poi, nello specifico, il leader della Lega ha assicurato che "anche la vicenda Rai si chiuderà con soddisfazione per tutti. Ci sarà spazio per tutti, tutti avranno voce. Il nostro avversario è la sinistra delle tasse". Già, ma come uscire da quest’inciampo? Una prima richiesta agli alleati è arrivata da La Russa, che ha chiesto a FI di lasciare almeno la presidenza della vigilanza Rai. Richiesta che per ora non ha trovato accoglienza. Tra le ipotesi in campo, un tavolo chiarificatore che però nessuno per ora convoca.

Fd’I non sembra voler fare sconti e gli accordi rischiano di dover essere rivisti. Il no a Rossi è il paradigma di un voltafaccia di merito, si dice in ambienti meloniani, oltre che di sostanza. E rischia di far saltare anche le intese sulle amministrative. Tra i nomi a rischio, ad esempio, quello di Roberto Occhiuto, candidato di FI per la Regione Calabria in ticket con l’uscente leghista, Nino Spirlì. O il possibile candidato di Bologna, il civico Fabio Battistini, caldeggiato dalla Lega, in vantaggio sul senatore di Forza Italia Andrea Cangini.

Occhiuto è sereno: "Siamo avanti con la campagna elettorale, le liste sono pronte e non mi sento a rischio". Defilata Wanda Ferro, deputata Fd’I con cui Meloni potrebbe sparigliare le carte. Insomma, la mancata poltrona Rai potrebbe rimetterne in discussione altre, in un effetto domino che Salvini e Berlusconi vogliono evitare a ogni costo.