4 feb 2022

Sulla giustizia è arrivato l’ultimatum

pierfrancesco
Cronaca

Pierfrancesco De Robertis Nel discorso di ieri pare che il Capo dello Stato abbia in qualche modo fatto tesoro di queste considerazioni, programmato una sorta di ‘tagliando’ al settennato e abbia lasciato intendere l’arrivo di un nuovo corso. Le parole usate ieri in parlamento, nell’occasione più solenne che la liturgia repubblicana preveda, sono state durissime, mai usate da un presidente della repubblica. Certo, anche in passato Mattarella aveva richiamato l’attenzione sul tema, pure davanti al Csm. Ma poco o niente si era smosso. Così è tornato alla carica, con accuse, forti, circostanziate, che non potranno non restare inascoltate. Anche perché siamo nell’anno della probabile celebrazione dei referendum sulla giustizia, voluti dal centrodestra (oltre che dai radicali) e avallati con la propria firma da centinaia di migliaia di cittadini, del rinnovo di buona parte del Csm e del trentennale di Mani pulite con le riflessioni che ne seguiranno. Cambiamenti, insomma, ce ne saranno, e certamente non indolori. L’atteggiamento assunto ieri da Mattarella potrà essere in sostanza il segnale al governo e alle forze politiche che gli ormeggi su questo fronte devono essere mollati e che se serve, questo il sottotesto, al Quirinale una sponda per riforme vere, incisive, ci sarà. Il riferimento è in particolare al Csm e alle sue derive correntizie. I partiti ieri hanno applaudito, chi più chi meno, ma dietro all’unanimismo un po’ facilone, non è detto che ci siano reali volontà di imboccare una strada alternativa. Il M5S è ancora preda della sua visione giustizialista e il Pd è troppo timido, ha fatto finta e fa finta di non vedere uno dei macigni della nostra vita civile, la deriva di autoreferenzialità di parte della magistratura. Un errore specie della sinistra, che si è forse scordata come il garantismo sia stato un patrimonio storico della propria parte politica. La fine di fatto ...

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