Suicidi di adolescenti in Italia (da il resto del carlino)
Suicidi di adolescenti in Italia (da il resto del carlino)

IL SUICIDIO è la seconda causa di morte nei giovani. Nella Giornata mondiale per la prevenzione dei suicidi Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, ospedale pediatrico della Santa Sede, invita i genitori a monitorare i segnali di disagio, cogliere i cambiamenti repentini del comportamento dei figli: attivato un servizio ospedaliero, ambulatori e call center. In parallelo, all’Università di Roma La Sapienza si tiene, il 13 e 14 settembre, un incontro curato da Maurizio Pompili, vicepresidente della International Association for Suicide Prevention, responsabile del Servizio per la prevenzione del suicidio presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, evento in collaborazione con la Fondazione internazionale Menarini.

ROMA, 10 settembre 2016 -  PROFESSOR Pompili, da quando i giovani sono così esposti al rischio suicidio?

«Il problema è noto dagli Anni Sessanta quando si osservò l’aumento esponenziale di suicidi tra i giovani maschi negli Stati Uniti, il dato è simile nel resto del mondo, si riscontra molto meno negli anziani. L’Oms individua la fascia a rischio tra i 15 e i 29 anni». 

Che cos’è il suicidio?

«È l’epilogo di un percorso di sofferenza insopportabile che ha attraversato la vita dell’individuo».

Come correre ai ripari? 

«Occorre sensibilizzare tutte le persone deputate alla tutela della salute del minore: genitori, educatori e via dicendo. Devono essere consapevoli che il suicidio è un fenomeno che si può prevenire».

Che cosa devono o possono fare in concreto?

«Cogliere i segnali di allarme, riconoscere i soggetti in crisi».

Quali i segni premonitori?

«Insonnia, distacco dalle cose care, discorsi sulla morte, calo di rendimento scolastico, abuso di sostanze, comportamenti scorretti alla guida, sesso non protetto, sport estremi, noncuranza della propria incolumità. Le modalità di tentato suicidio più diffuse sono il salto nel vuoto, l’autolesionismo e l’impiccagione, meno spesso si riscontra l’avvelenamento da farmaci». 

Come si distingue una crisi adolescenziale da qualcosa di ben più grave?

«Lo specialista, dopo aver individuato un soggetto in crisi, deve rivolgere all’adolescente la cruciale domanda: hai mai pensato di voler morire? È un quesito fondamentale perché apre un varco alla possibilità di essere aiutati, ma deve venire da persone preparate. Quest’anno al nostro congresso, grazie alla Fondazione internazionale Menarini che ci offre gli strumenti idonei, diamo spazio a programmi di formazione per medici e professionisti su questi temi».

Dove andate a soccorrere gli adolescenti in crisi?

«Vediamo che i giovani si servono meno del telefono ma sono immersi nelle nuove tecnologie».

Li avvicinate su Facebook piuttosto che nei forum sul web?

«Sono queste le piazze virtuali, oggi abbiamo app, campanelli d’allarme che afferrano parole chiave».

E dopo questo passaggio? 

«Esistono linee dedicate all’ascolto, come www.prevenireilsuicidio.it che è il nostro sito, dove attraverso l’anonimato è possibile favorire l’incontro tra una persona a rischio e lo specialista che può dare una mano. Allo stesso modo ci prendiamo cura di tutti quelli che hanno perso una persona cara per suicidio».

La nuova frontiera della prevenzione?

«La nutrizione. La dieta sbagliata può spingere verso la depressione. Un regime alimentare corretto può avere un ruolo nella gestione dei disturbi psichiatrici, allontana i pensieri negativi».

Quali i complementi alimentari più promettenti?

«Si studiano nutraceutici, integratori per il cervello come omega-3, vitamine del gruppo B (in particolare acido folico e B12), la colina, ferro, zinco, magnesio, S-adenosilmetionina (SAMe), la vitamina D, e amminoacidi. Il cibo influenza il sistema immunitario, ma occorre evitare il fai da te e rivolgersi sempre al medico di fiducia».

Quale il ruolo degli affetti per un giusto equilibrio?

«È fondamentale. Nessun suicidio viene progettato con leggerezza, c’è sempre una motivazione profonda, che a volte cela anche difficoltà economiche o abuso di sostanze. L’affetto familiare aiuta a scongiurare le crisi».

Quindi i genitori appiccicosi sono un toccasana? 

«Le ricerche dimostrano che laddove i familiari sono presenti e affettuosi, i bambini crescono meglio e da grandi mostrano una protezione maggiore nei confronti delle frustrazioni».