A sinistra l’imprenditore italiano Marco Zennaro, 46 anni, insieme al padre dopo la scarcerazione
A sinistra l’imprenditore italiano Marco Zennaro, 46 anni, insieme al padre dopo la scarcerazione
KHARTOUM (Sudan) Riassapora un pezzo di libertà, non ancora la fine dell’incubo, l’imprenditore italiano Marco Zennaro, da oltre due mesi detenuto in Sudan dopo essere stato accusato di truffa per la vendita di una partita di trasformatori elettrici con un mediatore locale. Dopo 70 giorni di promesse e marce indietro da parte delle autorità di Khartoum, gli sforzi della diplomazia italiana sono valsi la scarcerazione del connazionale dalla cella di...

KHARTOUM (Sudan)

Riassapora un pezzo di libertà, non ancora la fine dell’incubo, l’imprenditore italiano Marco Zennaro, da oltre due mesi detenuto in Sudan dopo essere stato accusato di truffa per la vendita di una partita di trasformatori elettrici con un mediatore locale. Dopo 70 giorni di promesse e marce indietro da parte delle autorità di Khartoum, gli sforzi della diplomazia italiana sono valsi la scarcerazione del connazionale dalla cella di sicurezza del commissariato. La notizia tanto attesa dalla famiglia di Zennaro, originario del veneziano, l’ha data ieri la Farnesina.

L’imprenditore, ha annunciato il ministero degli Esteri, Luigi Di Maio, è stato rilasciato in attesa degli sviluppi dei vari contenziosi a suo carico, già nei prossimi giorni. Pur non trovandosi più in una situazione detentiva, infatti, il 46enne non è ancora libero: è ai domiciliari in albergo e oggi è atteso da una nuova udienza in sede civile.

Condizioni imparagonabili, comunque, alla cella in cui si trovava: 30 persone, nessun letto, un solo bagno e una temperatura sui 50 gradi. La scarcerazione è arrivata nel quadro di un lungo negoziato costantemente seguito dall’ambasciatore a Khartoum e dal direttore generale per gli Italiani all’estero, Luigi Vignali, che si era già recato in missione in Sudan nelle scorse settimane su indicazione di Di Maio.

Durante queste settimane, la pressione italiana si è fatta più forte, proprio per le "condizioni disumane" in cui l’uomo era trattenuto. Recentemente, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, era andato a Roma per sollecitare una svolta. "Continuiamo a seguire da vicino la situazione", ha assicurato Di Maio, esultando per questo primo risultato. "Tiriamo un primo respiro di sollievo – ha detto il governatore veneto Luca Zaia, che ha monitorato la vicenda – perché Marco esce da un regime carcerario disumano al quale è stato costretto e adesso se ne va in albergo. Dopo di ciò l’obiettivo è riportarlo a casa".

L’imprenditore veneziano è accusato di truffa perché, dopo aver concordato la vendita di una partita di trasformatori elettrici con un mediatore locale, aveva visto dichiarare quegli strumenti "non conformi" in seguito ad analisi di laboratorio che, secondo Zennaro, sarebbero state parziali perché effettuate da una ditta concorrente.