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20 mag 2022

"Subito le riforme o mi dimetto" Draghi striglia la maggioranza

Il premier estenuato dai distinguo di Lega e Forza Italia e dalle incertezze grilline sull’Ucraina. Strategia condivisa con Mattarella, per Palazzo Chigi non si possono perdere le risorse del Pnrr

20 mag 2022
raffaele marmo
Cronaca
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri al Senato assieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 35 anni

di Raffaele Marmo E alla fine Mario Draghi ha perso, con calcolato clamore, la pazienza. E l’Ucraina e gli estenuanti distinguo sulle armi. E la riforma della giustizia e i referendum da attendere per procedere. E il decreto "aiuti" da togliere dal pantano. Ma quando, di buon mattino ha capito (da una nota di Forza Italia e Lega sul nodo balneari) che sul pacchetto concorrenza si rischiava di arrivare a giugno, luglio o settembre "perché vanno scavallate le amministrative", ebbene, a quel punto ha rotto ogni residuo indugio. Ha messo in mora il capogruppo azzurro Barelli incrociato al volo a Montecitorio, ma, principalmente, ha chiamato, in rapida sequenza, il Colle e tutti i leader della maggioranza e, con maniere differenti come si conviene, li ha avvisati: "Così non vado più avanti. O si cambia registro o mi dimetto: non possiamo perdere le risorse del Pnrr per aspettare questo o quell’appuntamento elettorale. Con le politiche in arrivo, allora, che facciamo? Ci paralizziamo? Non va bene. O si cambia e si accelerano le riforme o lascio e si va al voto a luglio. E per cambiare serve il via libera al provvedimento al Senato entro maggio. Con o senza la fiducia". Che il premier sia estenuato e stanco delle fibrillazioni continue dei partiti della sua maggioranza è noto da mesi. Che in più di un’occasione abbia affrontato il dossier con il presidente della Repubblica per indicare i rischi della palude, tanto più in una fase drammatica con la guerra russo-ucraina in corso, ebbene, anche questo è stato raccontato. Ma gli ultimi penultimatum di Giuseppe Conte, come i distinguo ripetuti di Matteo Salvini, lo hanno convinto a tenere alta la guardia sulla reale volontà di leghisti e grillini di osservanza contiana di mettere in crisi la maggioranza. Il punto è che se sulla politica estera il ...

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