Francesco Ghidetti Rispetto. È questa la parola-chiave per capire che, adesso, le chiacchiere stanno a zero. Ci riferiamo a Roma, la Capitale d’Italia. Che tale deve essere. Meglio: deve tornare a essere. Sì perché il ruolo della Lupa è svanito dopo una serie di errori interminabili (non solo targati Raggi...). Di sofferenze che le sono state inferte, quasi gratuitamente. Per tal motivo non ci ingarbugliamo in discorsi...

Francesco

Ghidetti

Rispetto. È questa la parola-chiave per capire che, adesso, le chiacchiere stanno a zero. Ci riferiamo a Roma, la Capitale d’Italia. Che tale deve essere. Meglio: deve tornare a essere. Sì perché il ruolo della Lupa è svanito dopo una serie di errori interminabili (non solo targati Raggi...). Di sofferenze che le sono state inferte, quasi gratuitamente. Per tal motivo non ci ingarbugliamo in discorsi di alta politica. Proprio, ma proprio non ci interessa sapere chi ha vinto e perché. Non ci interessa perché ci sta a cuore la sorte della città simbolo dell’Unità italiana, di un Paese che ha tutte le potenzialità (e lo sta già dimostrando) per rialzarsi dopo la tragedia del morbo maledetto. Non vale capire – lo lasciamo agli scienziati della politica che meglio di noi sapranno decrittare quel che è successo – se il centrodestra ha sbagliato candidato, se il futuro sindaco, oltre a conoscere Bruxelles, sa com’è fatta Roma. Se le alleanze sottobanco o alla luce del sole hanno più o meno funzionato. Comunque sia andata, a noi interessa Roma, le sue strade, le sue piazze, le sue antichissime vestigia, la sua vita sociale. Vorremmo prendere un treno a Roma Tiburtina senza fare il giro dell’oca. Oppure passare dalla linea B della metro a quella A senza camminare in punta di piedi e stretti come sardine. Magari vorremmo trovare anche una scala mobile che funzioni e, una volta in superficie, non rischiare di salire su un autobus che potrebbe guastarsi (dolce eufemismo) cento metri dopo. E poi, sogno dei sogni, poter camminare sui marciapiedi liberi dalle erbacce, magari evitando di scontrarci con topi di fogna (o anche solo vederli). Vorremmo che i cieli blu cobalto non fossero solo un’impressione estetica, ma anche olfattiva, senza i tanti, troppi gas di scarico delle auto. E, più che altro, si sia “romani“ per turismo, scelta di vita, per un giorno, per tanto o per poco, vorremmo che la politica la facesse finita con l’ipocrisia del "sarò sindaco di tutti". Vogliamo un sindaco operaio, un primo cittadino che risolva problemi. E che renda davvero Eterna la Città Eterna. Al lavoro, per piacere.