Lorenzo Canini, 39 anni (De Pascale)
Lorenzo Canini, 39 anni (De Pascale)

Tavernola Bergamasca, 7 gennaio 2015 - Fa discutere l’incidente che sabato mattina è costato la vita al sub Lorenzo Canini, 39 anni, di Ponteranica, rimasto impigliato in una rete da pesca abusiva durante un’immersione nelle acque del Sebino, a Tavernola Bergamasca. In particolare la tragedia ha riproposto con forza il tema della sicurezza sul lago d’Iseo, a due anni dalla soppressione della motovedetta dei carabinieri.

Senza più controlli il lago, che per il territorio rappresenta la maggior ricchezza ambientale e turistica «è diventato - ha sottolineato in una nota diffusa ieri Dario Ballotta, presidente di Legambiente del Basso Sebino – un vero e proprio Far West», con un aumento delle attività illegali.

«La pesca di frodo si è sviluppata a tal punto da rendere le reti una vera e propria trappola per le attività dei sub. I sindaci del lago, anzichè puntare su nuove opere faraoniche, inutili e costosi porti e approdi che compromettono la bellezza del paesaggio - precisa Ballotta - devono farsi promotori di un percorso di ritorno alla legalità, a partire dalla richiesta della motovedetta dei carabinieri. Aver lasciato il controllo del lago in mano a associazioni “dopolavoristiche” per la sola stagione estiva dimostra che l’agenda delle priorità dei comuni e delle comunità montane delle due sponde è tutta da rifare».

Nel frattempo proseguono le indagini da parte dei carabinieri della stazione di Tavernola Bergamasca per risalire ai pescatori di frodo che hanno gettato le reti che hanno causato la morte di Lorenzo Canini. Secondo alcune indiscrezioni che non hanno avuto però una coferma, nelle ultime ore le attenzioni dei militari si sarebbero concentrate su due giovani di Montisola, noti per essere dediti alla pesca di frodo.

Un’attività che provoca la dura reazione dei pescatori professionisti della zona: «Purtroppo la pesca di frodo nel Sebino esiste e quanto è successo sabato è incredibile – spiega Claudio Vecco Garda, pescatore professionista –. Normalmente le reti clandestine sono fissate alla riva con una corda, oppure a un punto ben preciso noto però soltanto a chi le ha posizionate e non sono segnalate, quidi rappresentano un reale pericolo. I pescatori professionisti, invece, segnalano sempre la presenza delle loro reti con un gavitello che galleggia e che riporta un segnalino giallo di 15 centimetri di diametro con la sigla che attesta la provincia di provenienza del pescatore».