Domenica 21 Aprile 2024

Stupro fuori dalla discoteca: "Lei è la mia fidanzata". La fa uscire e la violenta. Arrestato un 23enne

Studentessa di 18 anni aggredita nel maggio scorso, era in stato confusionale. Lui riuscì a ingannare il buttafuori e a farsi aiutare a portare la giovane in auto. Ha precedenti per atti osceni. La svolta grazie alle telecamere e al Dna.

"No, non la fai uscire". Notte del 14 maggio 2023, ore 2.45. Uno dei buttafuori della discoteca Tocqueville, una delle più frequentate della movida di corso Como a Milano, ferma un ragazzo che sta sorreggendo una diciottenne: lei non sta in piedi, fatica persino a tenere dritta la testa, i due vodka lemon bevuti nel privè l’hanno stordita. "Tranquillo, sono il fidanzato", replica sicuro il giovane, facendosi persino aiutare dall’ignaro vigilante a trasportare in auto la sua vittima.

Non è vero, non è il fidanzato: i due si sono appena conosciuti, e per di più la liceale, nonostante lo stato confusionale, gli ha più volte detto di non volerlo seguire fuori dal locale ("Sei uno str... perché non sto capendo niente"). È il subdolo prologo a una brutale e ripetuta violenza sessuale, che andrà avanti per circa un’ora in una strada isolata a due passi dalla stazione Garibaldi.

Dieci mesi dopo, gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo, hanno arrestato il presunto autore, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip Mattia Fiorentini: sabato scorso, gli agenti si sono presentati in un appartamento, in Brianza, e hanno arrestato il 23enne., impiegato che lì vive con i genitori. La ricostruzione della vicenda ci riporta all’una del 14 maggio, quando Silvia (nome di fantasia ndr) e due amiche entrano al Tocqueville. Dopo aver consumato un paio di cocktail, la 18enne conosce quel ragazzo: iniziano a parlare, ballano insieme e si scambiano un bacio. Il giovane le chiede subito di uscire per andare a fumare una sigaretta, ma lei rifiuta: "Ricordo che è stato molto insistente e che io ho tentennato parecchio perché non mi andava di allontanarmi dalle mie amiche, specie in un posto che non conoscevo". Lui è ostinato, quasi la trascina verso l’uscita, riuscendo a superare le perplessità del buttafuori con una bugia e ottenendo "addirittura il suo aiuto per caricarla in auto, esanime", annota il giudice.

La Lancia Y scura parte da via Bonnet alle 2.56. Qualche minuto dopo, come suggerisce la mappatura dei movimenti del cellulare della vittima registrati via app sullo smartphone della madre, Silvia è in via Tazzoli, a poche centinaia di metri di distanza: è lì che verosimilmente avviene la violenza. Alle 4.05, la Y ricompare in via de Tocqueville; negli stessi minuti, le amiche della 18enne la soccorrono su una panchina. Al risveglio, la liceale si reca in ospedale per farsi visitare: presenta escoriazioni alle ginocchia, con ogni probabilità provocate dalle ripetute cadute durante il tragitto discoteca-aiuto, e fatica a mettere insieme sprazzi di ricordi che le fanno comunque temere di essere stata abusata ("Mi è rimasta la sensazione di essermi trovata in macchina da sola con lui, in una specie di parcheggio"). Timori che verranno purtroppo confermati dall’esito degli esami medici. Nel frattempo, scatta l’indagine dei poliziotti della Mobile, guidati dal funzionario Stefano Veronese, che parte da due cifre e tre lettere: quelle che compongono una parte della targa della Lancia Y. Gli accertamenti nelle banche dati di Motorizzazione civile e Aci completano la sequenza alfanumerica e portano gli investigatori sulle tracce del giovane, figlio dell’intestataria dell’auto. Lo stesso ragazzo che quella notte, alle 4.32, chiamò il 112 per riferire che qualcuno gli aveva rubato una catenina d’oro. Lo stesso che un mese prima, ad aprile, fu sanzionato per atti osceni fuori dall’Alcatraz di via Valtellina. Il 23enne viene convocato in Questura: non sospetta nulla, pensa che si tratti della denuncia per furto e si sottopone al tampone salivare. I test degli esperti della Scientifica non lasciano dubbi: il Dna è compatibile con quello trovato sugli abiti di Silvia.