Serafina Strano (Ansa)
Serafina Strano (Ansa)

Catania, 15 ottobre 2019 -"A due anni da quell’episodio avverto un forte senso di rabbia e un profondo sentimento di ingiustizia". Serafina Strano, 54 anni, la dottoressa aggredita e stuprata durate il suo turno nell’ambulatorio della guardia medica di Trecastagni (Catania) il 18 settembre di due anni fa, subisce l’ennesima atroce beffa. Oltre a vedere ridotta la pena al suo aggressore (dai 15 anni chiesti dal pm agli 8 comminati dal giudice), arriva la nuova irrisione. Stavolta da parte dell’assicurazione che respinge la richiesta di indennizzo per la violenza subita. Con un linguaggio burocratico, al limite del dileggio per la vittima, la compagnia scrive: "In relazione al sinistro le comunichiamo che non possiamo effettuare alcun pagamento poiché il diritto all’indennizzo risulta prescritto".

Una violenza sessuale equiparata a un ‘sinistro’, come un tamponamento, il sasso in un finestrino o il colpo di frusta. "Vivo ogni giorno un profondo senso di ingiustizia. Paradossalmente il mio aggressore è in carcere, tutelato dallo Stato, e io sono sola, io combatto ogni giorno", ripete la dottoressa siciliana. Che non ci sta e va alla carica, portando sul banco degli accusati soprattutto l’Azienda sanitaria da cui dipende. "Si tratta – spiega Strano – di una polizza per infortuni, stipulata dall’Asp di Catania per ogni medico della guardia medica. La pratica di risarcimento era stata aperta d’ufficio dall’Azienda subito dopo la mia violenza, ma da allora nessuno si è preoccupato di darmi notizie. Dall’ufficio legale dell’Asp non hanno fatto nulla e ora mi dicono che la documentazione avrei dovuto inviarla io…". "Ho chiesto chiarimenti – aggiunge con la voce increspata dall’indignazione –, ma dall’ufficio legale dell’azienda continuavano a dirmi che era tutto a posto. Adesso basta. Voglio conto e ragione di questa storia e di quanto è successo e sono pronta a fare causa all’Asp di Catania".

Un’offensiva a tutto campo, dopo aver scritto inutilmente a esponenti delle istituzioni e del Governo. "Finora ho aspettato, ma dopo quanto è successo con l’assicurazione non lo farò più. Sono stata invitata a riunioni, a conferenze stampa, a far parte di un comitato. Ho ricevuto fiumi di parole di solidarietà e vicinanza, ma nei fatti non ho ottenuto nulla". Le pesa soprattutto la solitudine alla quale è stata relegata. "Non sto approfittando di nulla – premette Strano –. Non dovevo arrivare a fare tutte queste cose da sola. Sono tornata in servizio in un posto dove mi hanno ricollocata e dove sostanzialmente faccio la tappabuchi malpagata. L’Asp mi ha sempre fatto la guerra, la storia dell’indennizzo è solo l’ultima presa in giro". Ma l’Asp non è l’unico bersaglio del risentimento. Già in occasione del processo Serafina Strano aveva puntato il dito contro l’Ordine provinciale. "La condanna l’ha decisa un giudice – commentò allora – e sarà anche giusta, non sono un’esperta, ma a me resta l’amarezza dell’assoluta indifferenza dell’Ordine dei medici di Catania che mi ha lasciata sola, senza costituirsi parte civile nel processo. Trovo scandaloso che nonostante la mia segnalazione, non sia stato al mio fianco, ignorando il mio caso".