Firenze, le due ragazze americane che hanno denunciato lo stupro

Firenze, 24 novembre 2017 - Nella puntata di ieri di «Porta a porta» su Rai Uno, Bruno Vespa ha intervistato una delle due studentesse americane – chiamata Mary per nascondere la sua vera identità – che hanno denunciato di essere state stuprate da due carabinieri a Firenze. Proprio il giorno prima si era tenuto l’incidente probatorio con le due ragazze che avevano raccontato la notte tra il 6 e 7 settembre scorsi, quando dopo la serata trascorsa in discoteca cercavano un taxi per tornare a casa. Ad accompagnarle furono i due carabinieri. Ma le versioni da lì divergono. Le americane parlano di «violenza sessuale», i carabinieri di «rapporti consensuali».

di BRUNO VESPA

Buonasera Mary e grazie di aver accettato di ricordare un momento così sgradevole della sua vita. Lei ha vent’anni, vero?
«Sì».

Senta, torniamo per un momento a quella notte di settembre. Lei e la sua amica eravate state ad una festa? Ricordo male?
«Sì».

E, come capita a tanti ragazzi, forse avevate bevuto un pochino?
«No. No, non troppo».

Non troppo. Bene, a un certo punto avete cercato un taxi.
«Sì».

Questo taxi non si trovava?
«Non hanno risposto alla chiamata».

Quanti numeri avete formato per cercare il taxi, se lo ricorda?
«Abbiamo fatto una chiamata prima di chiedere aiuto».

Bene. E avete chiesto aiuto a questa coppia di carabinieri?
«Abbiamo chiesto al gruppo aiuto».

A quel gruppo?
«Un gruppo di carabinieri»

A un gruppo di carabinieri. Quanti erano i carabinieri?
«5-6».

Hanno provato anche loro a cercare il taxi?
«Sì».

Dopo quanto tempo hanno detto «il taxi non si trova»?
«Non sono sicura di quanto tempo ci sia voluto, non sono sicura dei tempi».

A un certo punto due carabinieri sono rimasti soli con voi?
«Me e la mia amica».

E due carabinieri.
«Sì».

Avete chiesto voi ai carabinieri di essere accompagnate o ve lo hanno offerto loro?
«Si sono offerti loro di darci un passaggio».

Bene. Quanti minuti avete impiegato per raggiungere casa vostra?
«Circa venti minuti».

E durante il viaggio, i carabinieri si sono comportati bene?
«Parlavano fra di loro».

Voi non capivate che cosa dicevano?
«No, non parliamo italiano».

Che cosa è successo quando siete arrivati?
«Abbiamo detto ‘grazie per il passaggio’, aperto la porta e loro hanno offerto di continuare ad aiutarci».

Sì. E poi? Voi siete entrati nell’ingresso di casa, insomma?
«Dopo aver detto ‘grazie, grazie mille’ e abbiamo cercato di andarcene per conto nostro».

Bene, che è successo in quel momento?
«Non voglio scendere in ulteriori dettagli in questo senso, dopo essere entrate nell’edificio».

Quello che è stato poi con lei, quello che l’ha molestata, ha fatto un avance diciamo garbata? Se posso permettermi, le ha chiesto di baciarla o è stato un po’ più ruvido?
«Me lo ha chiesto, anche se però gli ho risposto di no, lo ha fatto lo stesso».

E lei, immagino, abbia resistito?
«Assolutamente sì».

Questo dove è successo?
«Fuori della porta dell’appartamento».

Quindi sul pianerottolo?
«Sì».

Ed è lì che si è consumata questa violenza?
«Sì».

Questo carabiniere è stato violento nei suoi confronti?
«Non voglio rispondere a questa domanda».

Comunque, l’ha costretta a fare cose che lei non voleva fare?
«Sì».

Dopo quanto tempo lei è riuscita a rientrare in casa?
«Ci sono voluti circa venti minuti».

Quando lei si è incontrata con la sua compagna, la sua compagna che cosa le ha raccontato?
«Non l’ho incontrata, io l’ho scaraventata a terra sul pavimento dentro l’appartamento che piangeva una volta che sono entrata dentro».

Quindi lei è entrata nell’appartamento prima di lei? La sua compagna è entrata nell’appartamento prima di lei?
«No, sono io che l’ho afferrata e l’ho trascinata dentro l’appartamento».

Dentro l’appartamento e lei già piangeva?
«Sì, non appena io l’ho afferrata».

E piangeva anche lei?
«Sì». 

I carabinieri se ne sono andati senza dirvi niente?
«Non hanno avuto l’opportunità».

Nel senso non vi hanno detto: ‘non raccontate niente a nessuno’, ‘non dite niente di quello che è successo’? No, se ne sono andati proprio e basta?
«Io sono scappata prima che loro potessero dire qualcosa».

E la sua amica?
«Io l’ho afferrata prima che lei potesse dire qualcosa, che loro ci potessero dire qualcosa».

E loro se ne sono andati senza insistere, non hanno provato ad entrare nell’appartamento?
«No. No, ho chiuso la porta e l’ho chiusa a chiave».

Senta, a quel punto che avete fatto? Chi avete chiamato?
«Ho praticamente … sono andata dalle mie amiche e ho chiamato mio padre».

Che era in America?
«Sì, mio padre era in America».

Che cosa gli ha raccontato?
«Che ero stata aggredita da un poliziotto».

E suo padre che cosa le ha detto?
«Mi ha detto di rimanere calma e chiedere aiuto».

E lei a chi lo ha chiesto?
«Il numero di telefono di emergenza della scuola».

Ed è arrivato subito qualcuno?
«Sì».

A che ora c’è stata questa … Dunque alle 3 e 48 quando la polizia arriva, a che ora voi avevate chiamato il taxi alla fine della festa?
«Verso le due-due e mezza abbiamo cercato il taxi».

Diciamo che questa brutta avventura è durata complessivamente quasi un’ora.
«Sì, direi o più meno sì».

Mi scusi, l’appartamento è occupato soltanto da lei e dalla sua amica o c’erano altre ragazze?
«C’erano altre due ragazze con le quali condividevamo l’appartamento».

Ed erano in casa in quel momento, quando siete rientrate voi?
«Sì, ed è a loro che ho chiesto aiuto».

Bene. E chi ha chiamato la polizia?
«Non ricordo se sono state le mie amiche o se la scuola».

Dopo quanto tempo è arrivata la polizia?
«Non sono sicura, perché ero al telefono con mio padre».

E avete poi raccontato tutto alla polizia insomma?
«Sì».

Mary, lei ritornerà in Italia in vacanza?
«Amo l’Italia. Non me la prendo con l’Italia per quello che mi è successo, e sicuramente tornerò. Non appena sarà fatta giustizia».

Bene. Grazie e buona vita, visto che lei ha soltanto vent’anni. Auguri.
«Grazie, grazie».