Sopra, la lapide che ricorda Lucia Mantione. A sinistra, un’immagine della bambina: Luciedda aveva 13 anni quando venne strangolata durante un tentativo di violenza. Il corpo fu ritrovato tre giorni dopo in un casolare, a un chilometro da Montedoro, un paesino della provincia di Caltanissetta
Sopra, la lapide che ricorda Lucia Mantione. A sinistra, un’immagine della bambina: Luciedda aveva 13 anni quando venne strangolata durante un tentativo di violenza. Il corpo fu ritrovato tre giorni dopo in un casolare, a un chilometro da Montedoro, un paesino della provincia di Caltanissetta
di Nino Femiani Strangolata da un orco senza volto, nel giorno dell’Epifania del 1955: Lucia Mantione, che tutti a Montedoro (Caltanissetta) chiamano "Luciedda", ha solo 13 anni. Il suo corpo di fanciulla viene ritrovato tre giorni dopo in un casolare, le mutandine abbassate, uccisa dopo un tentativo di stupro. Quel delitto rimane impunito, ma l’oltraggio e il ricordo restano indelebili. Soprattutto non si cancella la vergogna per aver negato il funerale religioso alla povera vittima. Applicando in maniera rigida il "protocollo" ecclesiastico, il parroco del paesino di 1.400 anime vieta la benedizione in chiesa a "Luciedda" perché morta in maniera violenta. Così la piccola viene sepolta senza neppure i sacramenti, in un campo sconsacrato, fuori dal cimitero. Dopo 66 anni...

di Nino Femiani

Strangolata da un orco senza volto, nel giorno dell’Epifania del 1955: Lucia Mantione, che tutti a Montedoro (Caltanissetta) chiamano "Luciedda", ha solo 13 anni. Il suo corpo di fanciulla viene ritrovato tre giorni dopo in un casolare, le mutandine abbassate, uccisa dopo un tentativo di stupro. Quel delitto rimane impunito, ma l’oltraggio e il ricordo restano indelebili. Soprattutto non si cancella la vergogna per aver negato il funerale religioso alla povera vittima. Applicando in maniera rigida il "protocollo" ecclesiastico, il parroco del paesino di 1.400 anime vieta la benedizione in chiesa a "Luciedda" perché morta in maniera violenta. Così la piccola viene sepolta senza neppure i sacramenti, in un campo sconsacrato, fuori dal cimitero. Dopo 66 anni finalmente quel funerale ci sarà. Domani nella chiesa di Santa Maria del Rosario a Montedoro verrà celebrata una messa di suffragio in presenza della bara, per rimediare a una ferita mai rimarginata nella coscienza del paese. Ci saranno i cugini di Lucia, forse un anziano fratello che vive ormai lontano dalla Sicilia e coloro che in paese hanno impedito che calasse il silenzio sulla vittima di uno dei primi femminicidi della storia siciliana. L’anno scorso la Procura di Caltanissetta ha deciso di riesumare la salma, tumulata in fretta ai margini del camposanto, nella speranza di potere estrarre tracce di Dna. Impresa molto difficile, ma non impossibile. La storia di "Luciedda" fotografa una Sicilia che ormai non c’è più. La ragazzina, bellissima e ammirata in tutto il paesino, è figlia di uno zolfataro, appartiene a una famiglia povera e, quindi, dà una mano andando a servizio presso le famiglie benestanti della zona. Quella sera del 6 gennaio ‘55, l’adolescente esce per andare a comprare dei fiammiferi. Non fa più ritorno a casa. "Era un giovedì – narra la giornalista Rita Pedditzi –. La pioggia battente aveva inumidito la campagna. All’orizzonte le nubi coprivano la parte bassa del paese, abitato perlopiù da contadini e minatori. Quel pomeriggio c’erano poche persone in giro per le strade. Un gruppo di bambini giocava a nascondino nella piazzetta del paese. La sera cominciava ad oscurare le vie e i lampioni si accendevano". Dopo qualche ora scattano le ricerche: i fratelli di "Luciedda" e gli amici della famiglia Mantione si mettono a cercare. Lavorano tutti o quasi nelle tre miniere di zolfo aperte da metà dell’Ottocento nella zona e chiuse dopo più di un secolo. Operai cavatori che conoscono palmo a palmo la zona. Ma per giorni le ricerche vanno a vuoto mentre si diffonde la paura nel paese: nessuno crede all’incidente, tutti o quasi sono convinti che ci sia in giro un predatore. Un sospetto confermato, il 9 gennaio, quando la ragazzina viene trovata morta in un casolare, strangolata probabilmente per essersi ribellata a un tentativo di violenza. Per questo motivo la chiesa rifiuta la benedizione della salma e la cerimonia in chiesa, sollevando la riprovazione dei paesani. "Eri colomba pura, io ti ricordo nel vestitino di fanciulla, candida e povera, così ti vide l’orco che con l’inganno ti trasse nel suo covo dove pose fine ai tuoi giorni d’innocenza e di splendore", scrive il poeta locale Salvatore Alfano per ricordare Lucia.

Un delitto per il quale mai nessuno ha pagato, ma che segna la storia di Montedoro. Tanto che un consigliere comunale, Calogero Messana, 68 anni, cugino di uno storico sindaco del paese, attiva un blog per raccogliere informazioni e fondi al fine di costruire una vera tomba per Lucia. Un’iniziativa che non è piaciuta a qualcuno che gli ha incendiato il furgone con cui circolava. Un "cold case" che fa ancora paura a distanza di quasi settanta anni. Un delitto intrecciato all’omertà di un paese dove qualcuno ha timore di parlare. Una storia di tanti silenzi, con mille sospetti e qualche sussurro, ma mai nessun testimone. Ora almeno "Luciedda" potrà ottenere un vero funerale e riposare in un vero camposanto.