Nel marzo scorso ad Atlanta, in Georgia, otto persone, sei delle quali di origine asiatica, vennero uccise da un ragazzo bianco di 21 anni, Robert Aaron Long. È stata solo la più eclatante di una serie di violenze a sfondo razziale, che negli Stati Uniti sono state sempre ben presenti, ma che hanno visto un’impennata nei confronti delle comunità asiatiche sotto la presidenza di Donald Trump. L’ex presidente aveva fatto dei suoi attacchi alla Cina, considerato l’antagonista numero uno dagli Usa, il centro di scelte politiche ben precise. Trump ha giocato le sue carte senza pensare all’effetto emulazione. È arrivato a definire il Covid la "Kung Flu" (flu, in inglese, sta per influenza). A New York, dove risiede il più nutrito gruppo cinese degli Usa, le vittime di attacchi razzisti nel 2019 furono tre. Nel 2020 erano diventate 29.