La locandina de 'Il medico della mutua'
La locandina de 'Il medico della mutua'
Non godono di buona fama, i medici di famiglia. I loro assistiti giurano di non trovarli mai al telefono e di non averli mai visti a casa loro per una visita domiciliare. Hanno un contratto che prevede un minimo di 15 ore settimanali da spendere in ambulatorio. E stipendi assai più ricchi dei colleghi che lavorano in ospedale. Tanto che dal pronto soccorso i dottori si dimettono per andare a fare i medici di famiglia. Bollettino Covid: dati del 23 settembre. Contagi in Italia e regioni Guai a dirlo, però. Parlando con loro è tutto un pianto e un lamento. "Altro che fannulloni", s’infuria subito Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, la sigla sindacale che conta il maggior numero di...

Non godono di buona fama, i medici di famiglia. I loro assistiti giurano di non trovarli mai al telefono e di non averli mai visti a casa loro per una visita domiciliare. Hanno un contratto che prevede un minimo di 15 ore settimanali da spendere in ambulatorio. E stipendi assai più ricchi dei colleghi che lavorano in ospedale. Tanto che dal pronto soccorso i dottori si dimettono per andare a fare i medici di famiglia.

Bollettino Covid: dati del 23 settembre. Contagi in Italia e regioni

Guai a dirlo, però. Parlando con loro è tutto un pianto e un lamento. "Altro che fannulloni", s’infuria subito Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, la sigla sindacale che conta il maggior numero di iscritti tra i medici di medicina generale.

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Perché non sarà fuga da Alcatraz come al pronto soccorso, ma loro raccontano che anche tra i medici di famiglia il carico di lavoro sta allontanando i dottori: dopo aver preso servizio e aver provato sulla pelle l’effetto che fa, hanno preferito fare retromarcia. In effetti dove gli stipendi piangono e il lavoro straripa sembra che il sacro fuoco acceso col giuramento d’Ippocrate languisca. "Altro che passacarte o fannulloni, ci sono medici di famiglia che a 64 anni salutano gli assistiti per prendere la specializzazione e fare libera professione: è sicuramente più motivante che subire questo linciaggio", racconta Scotti.

Chiedono riforme ma respingono al mittente la possibilità di passare tout court alle dipendenze delle aziende sanitarie. "La riorganizzazione dev’essere un plus per gli assistiti, e questo plus è garantito dal rapporto di fiducia con il proprio medico, dalla vicinanza dello studio da casa loro – spiega il segretario Fimmg –. Dunque ok alle case di comunità a patto che sia realmente un rafforzamento della medicina generale e non un depotenziamento. Che sia un integrativo e non un sostitutivo".

Dunque rapporto di fiducia, ma non si trovano mai. Ambulatorio vicino, ma quando è aperto. Non c’è forse il timore di perdere la pacchia delle 15 ore settimanali? "Ma basta con questa storia demotivante e lesiva, ormai si lavora 15 ore al giorno: i cittadini chiamano continuamente su whatsapp anche la sera e i giorni festivi. Se c’è qualche mela marcia certo non la giustifichiamo".

Ma quanto si guadagna? A guardare il compenso lordo che a fine mese viene corrisposto dalle aziende sanitarie con cui sono convenzionati, al momento, in un rapporto libero professionale, verrebbe da pensare che non abbiano granché da lamentarsi: 6mila euro se hanno 1.500 assistiti. "Guardi che a quei massimalisti in tasca ne restano meno di 4mila se fanno i salti mortali raggiungendo premi per gli obiettivi di presa in carico della cronicità, certificati a pagamento e riescono a stare bassi con le spese", spiega il segretario Fimmg.

La lista delle spese è lunga come le lamentazioni: il 20% di ritenuta d’acconto, l’affitto dell’ambulatorio e le utenze, l’integrazione delle spese per gli stipendi di infermiere e collaboratore amministrativo di studio (solo per 23 rimborsati dalle Regioni), l’integrazione della previdenza.

Il massimo degli assistiti al momento è di 1.500 (un numero in crescita con la penuria di medici). E le truppe si assottigliano. Oggi sono tra i 40 e i 42mila i medici di base in Italia, con età media molto alta: dal sistema ne usciranno in media 4mila all’anno da qui al 2025. Se non ci si muove con lo sblocco delle scuole di specializzazione sarà il caos.