Gela, 26 settembre 2019  - Duro colpo contro la 'stidda' di Gela, e contro la sua filiale ribelle di Brescia. Due operazioni volte a smantellare l'organizzazione mafiosa e le sue diramazioni. A Brescia il blitz della procura denominato "Leonessa", con il supporto dello Sco della Polizia di Stato e dello Scico della Guardia di Finanza, ha portato all'arresto di almeno 69 persone e al sequestro di beni per 35 milioni di euro, con un totale di circa 200 indagati. A Gela invece sono stati omplessivamente 35 le ordinanze di custodia cautelare contro il clan Di Giacomo, di cui 28 in carcere e 7 ai domiciliari, eseguite stamani nell'operazione antimafia 'Stella Cadente'. 

Come ha spiegato il procuratore di Brescia, Carlo Nocerino, dopo gli arresti: "Tra l'inchiesta della Procura di Brescia e quella della Procura di Caltanissetta sono emerse due organizzazioni criminali di stampo mafioso separate". "Una separazione emersa dalle nostre indagini. L'organizzazione bresciana ha fortemente respinto ad un tentativo di abbordaggio della Stidda gelese. Un tentativo di bloccare la cellula bresciana che ha però resistito manifestando l'intenzione di mantenere la propria l'autonomia". Con il rischio di una guerra di mafia alle porte.

Negli ultimi anni la cosca mafiosa di matrice stiddara, era tornata a imperversare nella cittadina siciliana, appropriandosi di parte del territorio con la tipica violenza mafiosa, e aveva piazzato un quartier generale anche a Brescia. Secondo gli investigatori, negli ultimi anni il clan a Nord avrebbe assunto il controllo del territorio con estrorsioni e azioni di forza,  infiltrando l'economia legale con imprese di comodo e imponendo i prodotti delle proprie aziende ai commercianti. Pur mantenendo le modalità mafiose, nell'agire quotidiano era stata capace di una vera e propria metamorfosi evolutiva, sostituendo ai reati tradizionali nuovi business.

Ma l'enorme redditività del business bresciano ha determinato momenti di tensione con la cosca operante in Sicilia, il cui traffico di droga era stato inizialmente finanziato proprio dai proventi provenienti da Nord. L'indagine ha quindi monitorato l'evolversi dei rapporti tra i due sodalizi che alla infine hanno siglato una vera e propria pax mafiosa.

Le indagini inoltre hanno portato alla luce diverse spedizioni punitive compiute dagli 'stiddari' per estorsioni nei confronti di quei commercianti e quegli imprenditori che non volevano sottomettersi al volere del clan. 

PROCURATORE: STATO NELLO STATO - "L'operazione ha per oggetto il rientro a Gela di alcuni soggetti apicali della Stidda. Fortissima la loro capacità di penetrazione nel tessuto sociale ma anche economico. Un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e tentate estorsioni. Ma anche una serie di intestazioni fittizie dei beni e attività di riciclaggio", ha spiegato il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone, nel corso della conferenza stampa sull'operazione antimafia: "Agli stiddari si rivolgevano anche degli imprenditori per risolvere i loro problemi. La Stidda operava come uno Stato nello Stato".

SPEDIZIONI PUNITIVE - "Organizzavano spedizioni punitive simili a sceneggiature televisive. Vedere certe immagini è stato forte anche per noi. Avevamo la sensazione di essere davanti ad un set televisivo. In un'occasione prendono la testa di un soggetto e gliela sbattono al muro, in un'altra imbracciano il fucile e sparano dall'auto. Quando alcuni imprenditori hanno trovato il coraggio di denunciare, accompagnati dal presidente dell'antiracket di Gela, abbiamo registrato gli incontri tra la vittima e i fratelli Di Giacomo. 'Ti scanno', 'ti levo dal mondo', queste le frasi che i fratelli usavano dire". Questi alcuni particolari dell'indagine nelle parole del capo della Squadra Mobile di Caltanissetta, Marzia Giustolisi. 

500 PRONTI PER LA GUERRA - Comunque il clan di Gela era pronto a far valere le armi. Come si evince dalle intercettazioni all'interno della 'stidda' di Gela c'erano "cinquecento leoni", uomini armati, "che avrebbero potuto scatenare l'ennesima guerra di mafia". 

TRE AZIENDE SEQUESTRATE - Il gip di Caltanissetta ha disposto il sequestro preventivo di alcune aziende, il cui valore è ancora in fase di accertamento. I sigilli sono scattati per l'intero capitale sociale e il compendio aziendale della Cartaplastic srls, con sede legale a Gela, attiva nel commercio di saponi e detersivi e ingrosso di altri prodotti nel settore alimentare, con intestazione a Laura Cosca quale titolare delle quote.  Sequestro preventivo anche dell'intero capitale sociale e del compendio aziendale della Sweet Plastic srls, con sede legale a Gela, operante nell'ambito del commercio di saponi e detersivi e ingrosso di altri prodotti nel settore non alimentare, con intestazione a Laura Cosca quale titolare delle quote; dell'intero capitale sociale e del compendio aziendale della Malibù Indoor srls, con sede in Gela, che si occupa d'intrattenimento all'interno della discoteca Malibù di Gela, con intestazione di parte delle quote a Giuseppe D'Antoni. 

ALTRE INDAGINI A BRESCIA - Per Brescia invece l'indagine è stata anche una vera e propria lente d'ingrandimento. Oltre a quello, mafioso, infatti, sono emersi anche altri due filoni investigativi. L'uno riguardante il tradizionale settore delle fatture per operazioni inesistenti, per un ammontare complessivo di fatture false per 230 milioni di euro. L'altro, afferente a varie condotte corruttive, dove gli imprenditori, elargendo mazzette e/o favori a pubblici funzionari ottenevano significativi risparmi fiscali.
 

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NOMI ARRESTATI GELA - Gli arrestati per l'indagine di Gela sono: Bruno Di Giacomo, detto 'Marlon Brando', gelese, 44 anni; Giovanni Di Giacomo, gelese, 47 anni, già detenuto; Giuseppe Alessandro Antonuccio, gelese, 39 anni, già agli arresti domiciliari; Giuseppe Antonuccio inteso 'Pallina', gelese, 33 anni; Mirjan Ajdini 'Emiliano o Puci', albanese di 32 anni, già agli arresti domiciliari; Luigi D'Antoni, anche lui di Gela, 54 anni; Vincenzo Di Giacomo, di Gela, 52 anni, già detenuto in una casa di lavoro; Rocco Di Giacomo, 63 anni di Gela.  In carcere anche: Vincenzo Di Maggio, 30 anni; Giuseppe Giaquinta, 28 anni; Luciano Guzzardi, catanese di 55 anni; Emanuele Lauretta, gelese di 35 anni, già detenuto; Emanuele Lauretta, gelese di 41 anni; Rosario Marchese, calatino da sempre vissuto a Gela, 33 anni, già detenuto. Ancora Gaetano Marino, gelese di 35 anni; Giuseppe Nastasi, gelese di 35 anni; Nicola Palena, gelese di 37 anni, già detenuto; Gianluca Parisi, gelese di 36 anni; Alessandro Emanuele Pennata, gelese di 36 anni; Paolo Franco Portelli, gelese di 20 anni; Andrea Romano, gelese di 25 anni; Filippo Scerra, gelese di 44 anni. In manette anche Alessandro Scilio, gelese di 39 anni; Massimiliano Tomaselli, inteso 'Emiliano', gelese di 38 anni; Giovanni Traina, palermitano di 44 anni, trapiantato a Gela; e Giuseppe Truculento, gelese di 51 anni.

Sono stati posti agli arresti domiciliari: Samuele Antonio Cammalleri, gelese di 32 anni; Giuseppe D'Antoni, gelese di 30 anni; Laura Cosca, gelese di 25 anni; Aleandro Famà, inteso Scarabeo, gelese di 23 anni; Benito Peritore, gelese di 43 anni, già detenuto; Calogero Daniele Infurna, gelese di 36 anni; Giuseppe Vella, palermitano trapiantato a Licata di 66 anni. 

Ancora ricercati Salvatore Antonuccio, inteso 'orecchie di plastica', gelese di 42 anni; e Gaetano Simone, gelese di 48 anni.