di Fabrizio Tonello Cosa c’entrano il pioniere dell’automobile Henry Ford, un avvocato francese di sinistra dell’800 e la polizia segreta dello Zar con la campagna elettorale delle amministrative alle ultime battute? Per quanto bizzarro possa sembrare, tutto questo c’entra eccome perché in politica gli stereotipi contano, le idee hanno vita lunga e la cultura avrebbe (ha!) il compito di chiarire ciò che succede tanto nelle piazze quanto nei palazzi del potere. Nel nostro caso, occorre spiegare le origini lontane di quanto è stato detto recentemente da un candidato sindaco: "Ogni anno si girano e si finanziano 40 film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione … e sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe. Ma mi chiedo perché la stessa pietà e la stessa considerazione non viene rivolta ai morti ammazzati nelle...

di Fabrizio

Tonello

Cosa c’entrano il pioniere dell’automobile Henry Ford, un avvocato francese di sinistra dell’800 e la polizia segreta dello Zar con la campagna elettorale delle amministrative alle ultime battute? Per quanto bizzarro possa sembrare, tutto questo c’entra eccome perché in politica gli stereotipi contano, le idee hanno vita lunga e la cultura avrebbe (ha!) il compito di chiarire ciò che succede tanto nelle piazze quanto nei palazzi del potere. Nel nostro caso, occorre spiegare le origini lontane di quanto è stato detto recentemente da un candidato sindaco: "Ogni anno si girano e si finanziano 40 film sulla Shoah, viaggi della memoria, iniziative culturali di ogni genere nel ricordo di quell’orrenda persecuzione … e sin qui nulla quaestio, ci mancherebbe. Ma mi chiedo perché la stessa pietà e la stessa considerazione non viene rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta? Forse perché non possedevano banche e non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta…".

Insomma gli istriani, gli armeni, i tutsi massacrati in Rwanda nel 1994 sarebbero stati dimenticati perché "non possedevano banche" e "non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta". In cinque righe, questo politico ha messo insieme due stereotipi antisemiti che risalgono a secoli fa: l’ebreo usuraio o banchiere assieme all’ebreo che cospira nell’ombra, che segretamente governa il mondo. Due idee fisse che neppure la Shoah con i suoi sei milioni di morti è riuscita a cancellare. Come ha scritto Moni Ovadia, a queste parole "le ceneri di sei milioni di banchieri, di cui un milione e mezzo di bambini, urlano".

Lo stereotipo negativo che stigmatizza gli ebrei come “usurai” era già comparso verso la metà del XII secolo e poi ne troviamo innumerevoli esempi nei secoli successivi, basti pensare al Mercante di Venezia di Shakespeare: gli ebrei prestavano denaro e in cambio ottenevano privilegi, potere e, addirittura il sangue dei cristiani. Nella commedia, infatti, Shylock chiede come penale per il mancato pagamento una libbra di carne del garante del debito, Antonio: un riferimento all’altro fondamentale mito antiebraico, quello di bere il sangue di cristiani a Pasqua.

In tempi più vicini a noi compare la visione complottistica degli ebrei dominatori del mondo: il suo principale mezzo di diffusione sono i cosiddetti Protocolli dei Savi di Sion, un documento pubblicato per la prima volta in Russia come feuilleton, nel giornale di estrema destra Znamia (“La bandiera”) nell’estate del 1903. L’occasione era l’apertura, il 23 agosto 1903, del sesto Congresso sionista, a Basilea, ma questo libello avrebbe avuto una fortuna insperata e secolare: il celebre costruttore di auto americano Henry Ford lo avrebbe fatto pubblicare e diffondere negli Stati Uniti in decine di migliaia di copie.

Il libro fu pubblicato con il titolo Programma della conquista del mondo da parte degli ebrei. Il sottotitolo era: “Protocolli delle sedute dell’Alleanza mondiale dei massoni e dei Savi di Sion”. Apparentemente si trattava dei verbali di una setta segreta di ebrei che cospiravano per dominare il mondo attraverso il potere della finanza. In realtà si trattava di un plagio, riscrittura di una satira francese contro Napoleone III, pubblicata nel 1864 da Maurice Joly, un avvocato francese in esilio a Bruxelles, con il titolo Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu.

In questo pamphlet Joly, un repubblicano di sinistra, denunciava il cinismo del potere e dell’alta finanza, un tema che qualche anno dopo sarebbe stato affrontato anche dal ben più celebre Emile Zola, autore di L’argent. All’inizio del Novecento la polizia segreta zarista avrebbe utilizzato il testo di Joly prendendo a bersaglio non i banchieri in quanto banchieri, bensì i banchieri in quanto ebrei. Un’operazione che ebbe successo perché si innestava sul tronco dell’antigiudaismo cristiano medievale: per secoli gli ebrei furono accusati di essere deicidi, cioè i responsabili della crocifissione di Cristo.

Queste idee circolano, ormai neppure più sotterraneamente, ma l’aspetto preoccupante della questione è il fatto che tesi antisemite, idee omicide, circolino nell’Italia del 2021 senza comprenderne le origini. E circolano non nei volantini di gruppuscoli neonazisti ma nei discorsi di politici che sono, o aspirano ad essere, nelle istituzioni in posti di responsabilità.