Roma, 12 ottobre 2018 - Il muro di omertà sulla morte di Stefano Cucchi è crollato, lo hanno ribadito in tanti da quando ieri il carabiniere Francesco Tedesco ha rotto il silenzio raccontando il pestaggio e accusando due colleghi. Ora altri carabinieri sono indagati nell'ambito degli accertamenti sui presunti atti falsificati seguiti alla morte di Cucchi. Tra loro Francesco Di Sano, in servizio alla stazione di Tor Sapienza che ebbe in custodia Cucchi, e il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stessa caserma dove Cucchi arrivò dopo essere stato picchiato durante il fotosegnalamento. Colombo sarà interrogato la prossima settimana dai pm. Nei giorni scorsi è stato sottoposto a una perquisizione: l'atto istruttorio puntava a individuare eventuali comunicazioni tra lui e i suoi superiori dell'epoca sul caso Cucchi. 

Il nuovo filone di indagine è stato avviato dopo l'audizione di Di Sano nel processo a carico di cinque carabinieri. Rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, il militare dell'arma il 17 aprile scorso ammise di avere modificato l'annotazione di salute di Cucchi. "Mi chiesero di farlo - raccontò davanti alla prima corte d'assise - perchè la prima era troppo dettagliata. Non ricordo per certo chi è stato; certo il nostro primo rapporto è con il Comandante della Stazione, ma posso dire che si è trattato di un ordine gerarchico". 

"SONO RINATO" - "Sono rinato", ha detto Tedesco al suo legale Eugenio Pini. "Ora non mi interessa nulla se sarò condannato o destituito dall'Arma - ha agiunto - Ho fatto il mio dovere; quello che volevo fare fin dall'inizio e che mi è stato impedito". Tedesco è imputato, assieme ai carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo di omicidio preterintenzionale. Verrà ascoltato entro gennaio in aula nell'ambito del dibattimento in corso. Tedesco, già interrogato tre volte dal pm Giovanni Musarò, dovrà ribadire davanti alla corte le accuse a Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo arrivate a nove anni dalla morte di Cucchi. 

ILARIA AL VIMINALE - "Il giorno in cui il ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci (al Viminale), prima di allora non credo proprio". La risposta di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, segue l'invito di ieri di Matteo Salvini al quale in un primo momento Ilaria aveva risposto "Saremo lieti di andare da lui". Ma le scuse del ministro diventano imprescindibili. La stessa Ilaria ieri aveva lanciato un appello al governo dopo il colpo di scena in tribunale.  "Oggi mi aspetto le scuse del ministro dell'Interno - aveva detto - A Stefano e alla nostra famiglia per tutto quello che ha sofferto".