Ilaria Cucchi, durante l'udienza del processo sulla morte di Stefano (Ansa)
Ilaria Cucchi, durante l'udienza del processo sulla morte di Stefano (Ansa)

Roma, 16 luglio 2019 - Rinviati a processo otto carabinieri, tra cui alti ufficiali, imputati nell'ambito dell'inchiesta sui presunti depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi. Lo ha disposto il Gup Antonella Minunni aprendo così quarto processo sul decesso del geometra romano, che vedrà alla sbarra otto militari, tutti componenti della catena di comando che avrebbe, secondo gli inquirenti, depistato le indagini per accertare le cause sulla morte del giovane avvenuta nel 2009. La prima udienza è fissata per il 12 novembre.

ILARIA CUCCHI - "Un momento storico" ha esultato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che subito ha ringraziato Riccardo Casamassima, il carabiniere supertestimone che ha fatto riaprire l'inchiesta denunciando le presunte irregolarità commesse: "Tutto è partito da lui". "Dieci anni fa, mentre ci battevamo in processi sbagliati - ha aggiunto la soralla di Stefano - non immaginavamo neanche quello che stava avvenendo alle nostre spalle e sulla nostra pelle. Oggi poi abbiamo assistito a uno scaricabarile con il generale Casarsa che ha raccontato che le cause della morte di Stefano gli furono dettate dal generale Tomasone".

CHI SONO I CARABINIERI - A novembre davanti al giudice della VII sezione penale ci saranno gli alti ufficiali: il generale Alessandro Casarsa, che all'epoca dei fatti era a capo del Gruppo Roma; il colonnello Lorenzo Sabatino, già capo del Nucleo operativo di Roma. Alla sbarra anche Francesco Cavallo, allora tenente colonnello capoufficio del comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, già comandante della Compagnia Montesacro; Massimiliano Colombo Labriola, ex comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, all'epoca dei fatti in servizio a Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, già comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo e il carabiniere Luca De Cianni. A seconda delle posizioni, i reati contestati sono di falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia.  Nel procedimento l'Arma dei carabinieri si è costituita parte lesa.

IMPUTAZIONE - L'inchiesta gira tutto intorno alle note di servizio falsificate sulle condizioni di salute del geometra romano. Secondo l'originario capo d'accusa il generale Casarsa "rapportandosi con Soligo, sia direttamente sia per il tramite di Cavallo, chiedeva che il contenuto della prima annotazione (redatta da Di Sano) fosse modificato nella parte relativa alle condizioni di salute di Cucchi".   

Secondo i pm sei indagati "avrebbero attestato il falso in una annotazione di servizio, datata 26 ottobre 2009, relativamente alle condizioni di salute di Cucchi", arrestato dai carabinieri della stazione Appia e portato nelle celle di sicurezza di Tor Sapienza, tra il 15 e il 16 ottobre del 2009. Per i magistrati la falsificazione è stata fatta "con l'aggravante di volere procurare l'impunità dei carabinieri della stazione Appia responsabili di avere cagionato a Cucchi le lesioni che nei giorni successivi gli determinarono il decesso". 

Gli indagati rispondono di falso anche in merito alla annotazione di servizio, sempre del 26 ottobre del 2009 redatta dal carabiniere scelto Gianluca Colicchio, non indagato, "indotto a sottoscrivere il giorno dopo una nota in cui falsamente attribuiva allo stesso Cucchi 'uno stato di malessere generale, verosimilmente attribuito al suo stato di tossicodipendenza', omettendo ogni riferimento ai dolori al capo e ai tremori manifestati dall'arrestato". 

I PROCESSI - Sulla vicenda del trentenne geometra, morto dieci anni fa, si apre quindi il quarto processo. Il primo fu a carico di alcuni agenti della penitenziaria, tutti assolti. E' in corso quello di secondo grado ai medici dell'ospedale Sandro Pertini, e quello davanti alla prima Corte d'Assise che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. E in questo procedimento è emersa, grazie al racconto di uno degli imputati, il carabiniere Francesco Tedesco, la verità sul pestaggio di Cucchi e la falsificazione di una serie di documenti sullo stato di salute. Depistaggi che per l'accusa partirono proprio da Casarsa e, via a scendere nella scala gerarchica, 'messi in atto' dagli altri imputati secondo i vari ruoli di competenza.