Un satellite (AFP)
Un satellite (AFP)

Roma, 26 marzo 2018  - Pezzi di una stazione spaziale cinese senza controllo potrebbero cadere sull'Italia, proprio il primo aprile, festività di Pasqua. Quando la Tiangong 1 rientrerà nell'atmosfera e si disintegrerà, i frammenti in caduta potrebbero colpire il nostro Paese in una fascia di territorio che va dall'Emilia Romagna al sud del Paese. Il rientro è previsto nelle fascia oraria delle 10,25 (ora di Greenwich), con un tempo di previsione di impatto, dall'avvistamento radar, intorno ai 40 minuti. Lo afferma una nota dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione 'A. Faedo' del Cnr, che però frena i possibili timori: in realtà le probabilità che avvenga sono appena del 0,2%.

Nonostante ciò il Dipartimento nazionale della Protezione civile è già stato tutto attivato ed è pronto ad ogni evenienza. Il capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, ha spiegato che verrà attivato un sistema di allertamento il più rapido possibile, attivando segnalazioni mirate agli organi di informazione. Pronto anche tavolo tecnico con ASI, Ministero Difesa e tutte le strutture deputate.

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La Tiangong-1 è stata la prima stazione spaziale cinese, lanciata in orbita il 29 settembre 2011. Ma il 16 marzo 2016 il centro di controllo cinese a terra ha perso la capacità, in maniera irreversibile, di comunicare e impartire comandi al veicolo spaziale. Da allora sono passati due anni e naturalmente la stazione spaziale ha perduto progressivamente quota. Ora precipiterà sulla terra senza controllo, non potendo essere più programmata un'accensione dei motori per un rientro guidato.

La Tiangong-1 è formata da due moduli cilindrici montati uno sull'altro: quello di servizio, con un diametro di 2,5 m, e quello abitabile, con un diametro di 3,4 m. La lunghezza è di 10,5 m. Attaccati sui lati opposti del modulo di servizio, perpendicolarmente all'asse di simmetria dei cilindri, due pannelli solari rettangolari, larghi 3 m e lunghi 7 m. Al lancio aveva una massa di 8506 kg, contando anche una tonnellata di propellente.

In oltre 60 anni di attività spaziali nessuno è mai rimasto ferito per il rientro incontrollato di un oggetto artificiale dall'orbita terrestre. Gran parte della massa si vaporizzerà ad alta quota, ma se il satellite contiene componenti particolari, come serbatoi di acciaio o titanio e masse metalliche in leghe speciali, i suoi frammenti potrebbero cadere a qualche centinaio di km/h. L'area interessata normalmente è lunga dagli 800 ai 2000 km, e larga circa 70 km. 

Solo nel caso, visto che sono ancora presenti circa 3 quintali e mezzo di propellente, si verifichino delle esplosioni ad alta quota durante il rientro, alcuni frammenti potrebbero quindi essere proiettati lateralmente anche a un centinaio di km di distanza dalla traiettoria originaria.

Ma oltre al rischio meccanico, cioè derivante dall'urto di frammenti massicci a elevata velocità con veicoli in movimento, strutture e persone all'aperto, c'è anche quello chimico: ancora a bordo, non si sa se allo stato liquido o solido, ci sono circa 230 kg di tetrossido di azoto e 120 kg di monometilidrazina, sostanze molto tossiche.