Una scena del film del ’73 ’Niente sesso siamo inglesi’, diretto da Cliff Owen
Una scena del film del ’73 ’Niente sesso siamo inglesi’, diretto da Cliff Owen
di Giulia Bonezzi C’è un nuovo "paziente zero" della pandemia, e "zero" non solo per l’Italia: secondo i patologi dell’università Statale di Milano che firmano uno studio internazionale pubblicato dal British Journal of Dermatology "il più antico riscontro della presenza" del Sars-CoV-2 "in un essere umano, sulla base dei dati presenti in letteratura mondiale", appartiene a una giovane donna che a novembre 2019 aveva fatto una biopsia al Policlinico di Milano per una dermatosi. La storia di questa scoperta nasce da una constatazione: tra il 5 e il 10% dei malati di Covid19 hanno sintomi sulla pelle. "Nei nostri lavori già pubblicati abbiamo dimostrato che esistono...

di Giulia Bonezzi

C’è un nuovo "paziente zero" della pandemia, e "zero" non solo per l’Italia: secondo i patologi dell’università Statale di Milano che firmano uno studio internazionale pubblicato dal British Journal of Dermatology "il più antico riscontro della presenza" del Sars-CoV-2 "in un essere umano, sulla base dei dati presenti in letteratura mondiale", appartiene a una giovane donna che a novembre 2019 aveva fatto una biopsia al Policlinico di Milano per una dermatosi. La storia di questa scoperta nasce da una constatazione: tra il 5 e il 10% dei malati di Covid19 hanno sintomi sulla pelle. "Nei nostri lavori già pubblicati abbiamo dimostrato che esistono casi in cui l’unico segno dell’infezione è una patologia cutanea", spiega Raffaele Gianotti, dermopatologo della Statale e del Policlinico, che ha coordinato la ricerca cui hanno collaborato l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e il Centro diagnostico italiano (Cdi). Così è nata l’idea di "cercare nel passato": riesaminare le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite a fine 2019 e rimaste senza diagnosi. Nel tessuto cutaneo di quella ragazza con una strana dematosi sono state identificate sequenze geniche dell’Rna del coronavirus, le sue "impronte digitali". Con due diverse tecniche: le indagini immonoistochimiche del Cdi hanno dimostrato la presenza di antigeni virali nelle ghiandole sudoripare. L’Ieo, con la tecnica dell’Rna-FISH, (ibridazione fluerescente in sito), ha "dimostrato la presenza di sequenze virali Sars-CoV-2, anche quantitativamente scarse, sul preparato istologico del 2019 e anche in sei pazienti del 2020, affetti da dermatosi senza altri sintomi da infezione da Covid19", spiega Massimo Barberis, direttore della Diagnostica istopatologica e molecolare dell’Istituto.

Anche la proprietaria del primo campione ha confermato di non aver avuto altri sintomi: le lesioni cutanee sono scomparse dopo cinque mesi e a giugno, con un test sierologico, ha scoperto di avere gli anticorpi del Sars-CoV-2. Che era nelle sue cellule cutanee due mesi prima che la Cina ne comunicasse al mondo il genoma. Ora lo studio della Statale la indica come nuovo "paziente zero" scientificamente documentato in assoluto. Probabilmente non l’ultimo: questa ricerca è un nuovo tassello in una serie d’indagini su materiale biologico raccolto per tutt’altro che retrodatano anche rispetto alle prime ipotesi la comparsa del virus in Italia.

Altri ricercatori della Statale avevano trovato il Sars-CoV-2 nel tampone fatto per sospetto morbillo a un bimbo milanese di quattro anni con sintomi (anche cutanei) dal 21 novembre 2019. L’Istituto nazionale dei tumori, con la Statale e l’università di Siena, aveva scovato anticorpi capaci di neutralizzare il coronavirus in vitro nel plasma raccolto a ottobre 2019 da quattro fumatori. E l’Istituto superiore di sanità aveva trovato il virus addirittura nelle acque reflue di dicembre 2019 a Milano e a Torino. Nessuno di questi studi mette in dubbio l’origine cinese del coronavirus, sulla quale l’indagine dell’Oms sta partendo solo ora e con grandi difficoltà. Invece una ricerca della Harvard Medical School (definita "ridicola" dalle autorità di Pechino) ha documentato con immagini satellitari un aumento di traffico nei parcheggi degli ospedali di Wuhan da agosto 2019, e un concomitante aumento di ricerche sul motore di ricerca Baidu di sintomi riconducibili alla futura Covid.