Il consenso politico che si va formando intorno a un governo targato Mario Draghi dà nuovo slancio a Piazza Affari (+1,65%) e spinge lo spread, seppur per poco, sotto la soglia dei 100 punti base, riportandolo su un valore a due cifre (99,9) che non vedeva da fine 2015. A far scendere il differenziale fra il Btp e il Bund tedesco, partito in sordina a 103 poco sotto i 105 raggiunti alla vigilia, hanno contribuito le aperture al dialogo del Movimento 5 Stelle ancora prima dell’avvio delle consultazioni per formare il nuovo esecutivo e, a seguire, l’appoggio arrivato da +Europa di Emma Bonino.

Il differenziale ha infranto soglia 100 toccando un minimo a 99,9 punti per poi concludere a 100 con il rendimento del decennale italiano ridotto allo 0,54%. La scommessa del mercato ora è che, se l’ex presidente della Bce vincerà la sfida di formare un nuovo governo lo spread possa portarsi stabilmente a un livello ‘double digit’ magari verso gli 85 punti dove era crollato nel 2015 grazie al quantitative easing varato in quell’anno proprio da Draghi, a quel tempo alla guida della Banca centrale europea. Allora il differenziale aveva infatti toccato quota 96,2 a fine dicembre e i 91 punti all’inizio dello stesso mese. Dati a due cifre che erano rimasti tali soltanto fino ai primi giorni del 2016.

Lo sguardo ora è rivolto anche alle prossime aste di titoli di Stato: il calendario del Tesoro prevede la prima di medio-lungo termine l’11 febbraio e un’altra analoga il 25 del mese.