Spray urticante, gli effetti
Spray urticante, gli effetti

Roma, 9 dicembre 2018  - Era già successo. Almeno sette volte in diciassette mesi. In altrettante discoteche del Nord Italia. Quasi sempre a concerti di musica trap e, in quattro occasioni, proprio ai concerti di Sfera Ebbasta. L’uso di spray urticanti in spazi musicali chiusi non è una novità. Anzi il fenomeno – a studiarlo oggi, in sequenza, dopo la tragedia di Corinaldo e la calca con un morto e 1526 feriti del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo a Torino – appare incredibilmente sottovalutato. Derubricato a rischio collaterale delle dinamiche giovanili già incrociate dal mix alcol-droga-pasticche. Invece, come ormai appare chiaro, la bomboletta ‘difensiva’ al peperoncino (che provoca istantanee irritazioni alle mucose e agli occhi e può scatenare il panico negli spazi chiusi o tra la folla) è stata un fattore determinante della strage dell’Immacolata.
 
Eppure le avvisaglie c’erano tutte. Il 31 agosto 2017 alla Festa del Pd a Ponte Alto (Modena) un concerto di Sfera Ebbasta è interrotto dal fuggi-fuggi innescato dallo spray al peperoncino: sette ragazzini soccorsi dai volontari, una 15enne e un 18enne all’ospedale. Copione simile il 9 settembre 2017 a Mondovì (Cuneo): al concerto di Ghali un dodicenne finisce all’ospedale dopo uno spruzzo urticante. 10 dicembre 2017: nebulizzazioni di capsaicina durante l’esibizione di Sfera Ebbasta in provincia di Russi (Ravenna). 5 marzo 2018: a Nonantola (Modena) serata di Gué Pequeno, bomboletta urticante in azione e scene di panico. I carabinieri sequestrano lo spray e denunciano i responsabili. 6 luglio 2018: a Cinisello Balsamo (Milano) riecco lo spray al peperoncino al concerto di Sfera Ebbasta: per fortuna nessun ferito. 8 settembre 2018: a Mondovì (Cuneo), un anno dopo il dodicenne all’ospedale, cambia l’artista (Sfera Ebbasta al posto di Ghali), ma non il gas (ancora al peperoncino). Ultima serata urticante l’8 novembre scorso a Milano. All’Alcatraz è di scena Achille Lauro: capsaicina sul volto di una ragazza, subito soccorsa in stato di choc. 

E poi decine di episodi minori, di ordinario bullismo notturno o persino di bravate scolastiche. Il 4 ottobre a San Rocco al Porto (Lodi) una bambina di 11 anni spedisce all’ospedale 13 compagni per intossicazione da spray. 
Per possedere una bomboletta di gas urticante basta avere 16 anni. La si può comprare in farmacia, al supermercato o sulle principali piattaforme elettroniche. Costo medio 30 euro, ma i prezzi vanno da 5 a 120 euro a seconda dei modelli. 

In assenza di statistiche ufficiali su questo dispositivo di difesa (quante aggressioni o violenze sventate, quanti malintenzionati o malviventi colpiti, quante denunce per utilizzazioni scorrette, quante bombolette vendute e attraverso quali canali), oggi è complicato ragionare di costi e benefici della legalizzazione dello spray avvenuta nel 2011. Di sicuro politica e business hanno cavalcato le reciproche convenienze. Ma le decine e decine di episodi in cui la bomboletta al peperoncino è stata invece utilizzata come arma di offesa per violenze, rapine o episodi di teppismo alimentano più di un interrogativo. La tragedia di Corinaldo impone una riflessione non ideologica, a partire dai controlli nei locali pubblici.