Il governatore della Sardegna, Christian Solinas (Ansa)
Il governatore della Sardegna, Christian Solinas (Ansa)

Cagliari, 29 maggio 2020 - Governatore Christian Solinas, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, l’accusa di voler tenere lontani i lombardi dalla Sardegna in estate. Non teme che il turismo da zone con numero di contagi alti possa essere pericoloso per i sardi?
"Sala ha creato una querelle dal nulla e sul nulla, qualunque cittadino lombardo o piemontese potrà arrivare in Sardegna già dal 3 giugno. Abbiamo sollevato un problema di carattere sanitario: parlare di discriminazione non ha senso. La Sardegna e i sardi sono pronti a spalancare le braccia ai turisti, senza alcuna distinzione di provenienza. Chiediamo loro una piccola cautela in più, perché possiamo coniugare la tradizionale ospitalità sarda con l’esigenza primaria di garantire la salute di chi vive nell’Isola e di chi ci arriva: effettuare un test che certifichi la negatività al Coronavirus. Quindi anche a Sala, se accetterà l’invito a venire da noi, chiederemo di produrre questo certificato. Che sarà utile anche per la salute di tutti gli italiani che decideranno di venire in vacanza in Sardegna".

Il ministro Boccia sostiene che il certificato di immunità per i turisti non stia in piedi. Esattamente cosa è richiesto a chi entra sull’isola? 
"Il ministro Boccia, in preda a un rigurgito neocentralista, solleva un caso inesistente e lo strumentalizza per evitare di discutere nel merito un problema sotto gli occhi di tutti. La verità è che il 3 giugno è vicino e dal governo non è ancora arrivata una proposta chiara sulle riaperture tra regioni. Ed è singolare che proprio Boccia evochi questioni di presunta incostituzionalità, dopo che per tre mesi il governo ha derogato a norme costituzionali e diritti fondamentali con atti amministrativi emergenziali. Abbiamo il dovere di bilanciare i diritti costituzionali: la certificazione dello stato di negatività al virus va in questo senso. Se il ministro è contrario, ci dica a quale alternativa pensa".

Nel caso (malaugurato) in cui i contagi dovessero risalire sull’isola, lei sarebbe pronto a chiudere le ‘frontiere’ regionali anche in estate?
"Ci siamo sempre attenuti e continueremo ad attenerci ai protocolli sanitari nazionali e ai provvedimenti emergenziali emanati dal governo. Abbiamo potenziato il sistema sanitario, raddoppiando i posti di terapia intensiva, ma dobbiamo continuare a vigilare per evitare accessi senza controlli. Per questo insisto sulla necessità di una certificazione di negatività".

Pensa che la pandemia terrà lontani i turisti anche dalla Sardegna o no?
"Nonostante la crisi globale, in Sardegna ci aspettiamo 2,5 milioni di arrivi. Se si dovessero verificare casi di positività, saremmo costretti alla chiusura delle strutture che ospitano i contagiati e alla messa in quarantena di centinaia di persone: l’immagine del nostro turismo subirebbe un grave danno. Ecco perché insisto su una cautela in più".