Paolo

Franci

Il numero uno per distacco, nella grottesca vicenda del ‘Coca Cola Gate’, si chiama

Andriy Yarmolenko e di mestiere fa il bomber della Nazionale ucraina. Andriy, che aveva visto Ronaldo spostare la Coca Cola, Pogba fare lo stesso con la birra e Locatelli parcheggiare la bibita più famosa al mondo in doppia fila, l’ha interpretata a modo suo. Ridendo, ha preso le bottigliette e ha lanciato un appello ai colossi del beverage: "Chiamatemi!", scherzando sull’ipotesi di un danaroso ingaggio di sponsorizzazione. Bravo Andriy, modo divertente per stemperare l’atmosfera. Oltre alle aziende coinvolte che, è bene ricordarlo, fanno in modo che CR7 e gli altri sgambettino strapagati col pallone tra i piedi, chi ha poca voglia di ridere è l’Uefa. Eh sì, ha promesso multe da record alle Federazioni dei ribelli della bottiglietta.

Gli sponsor fanno sì che esistano i grandi eventi sportivi e gli aerei privati come quello di Ronaldo, quindi l’Uefa ha ragione. E ora, aspettiamoci di tutto, perché esiste la parola ‘virale’ associata al luogo più temibile al mondo: i social. Dunque, non scandalizzatevi se vi troverete di fronte a un video nel quale un ragazzino – col volto rigorosamente camuffato per ovvi motivi – sposta lo yogurt sul banco con aria di sfida alla maestra. O la nonna che al supermercato toglie quell’insaccato dal bancone alimentare perché non è della sua marca preferita. Si chiama spirito di emulazione, fa danni e raramente serve a qualcosa. Ma tant’è.