Una manifestazione dei balneari contro l’applicazione della Bolkestein
Una manifestazione dei balneari contro l’applicazione della Bolkestein
Roma, 10 novembre 2021 - Una brutta tegola per i lidi balneari ma anche per le forze della maggioranza che, fino ad ora, avevano resistito sull’adozione della direttiva Bolkestein, quella che, dal lontano 2007, impone a tutti i Paesi europei, Italia compresa, di mettere a gara le concessioni delle spiagge. Ieri, a imprimere un colpo di acceleratore alle procedure, è intervenuto il Consiglio di Stato. Che, con una decisione presa dall’adunanza plenaria, ha di fatto annullato i provvedimenti varati dai precedenti esecutivi e che avevano allungato le concessione in essere fino al 2033....

Roma, 10 novembre 2021 - Una brutta tegola per i lidi balneari ma anche per le forze della maggioranza che, fino ad ora, avevano resistito sull’adozione della direttiva Bolkestein, quella che, dal lontano 2007, impone a tutti i Paesi europei, Italia compresa, di mettere a gara le concessioni delle spiagge.

Ieri, a imprimere un colpo di acceleratore alle procedure, è intervenuto il Consiglio di Stato. Che, con una decisione presa dall’adunanza plenaria, ha di fatto annullato i provvedimenti varati dai precedenti esecutivi e che avevano allungato le concessione in essere fino al 2033. Niente da fare: la scadenza può essere estesa, al massimo fino al 31 dicembre del 2023.

Dal giorno successivo, scrivono i magistrati, "non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza", precisa il Consiglio di Stato. La decisione, di fatto, mette la parola fine ad una lunga querelle con l’Unione Europea, costata all’Italia l’apertura di diverse procedure di infrazione.

Il tema delle gare era entrato anche nella prima versione della legge sulla concorrenza varata la scorsa settimana dal governo. Poi, però, di fronte all’opposizione dei partiti della maggioranza, a cominciare dalla Lega, Draghi aveva deciso di muoversi con cautela, cancellando di fatto il riferimento alle gare e accontentandosi, invece, di far partire una "mappatura" di tutte le concessioni in essere per avere il quadro esatto dei titolari, della durata e delle somme versate nelle casse dell’Erario. Un modo per prendere tempo ed evitare nuove tensioni.

Ci ha pensato, invece, il Consiglio di Stato a sbrogliare la matassa. Ha prima di tutto sottolineato "l’eccezionale capacità attrattiva del patrimonio costiero nazionale". Ed ha poi spiegato che "la perdurante assenza (nonostante i ripetuti annunci di un intervento legislativo di riforma, mai però attuato) di un’organica disciplina nazionale delle concessioni demaniali marittime genera una situazione di grave contrarietà con le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto dell’Ue, perché consente proroghe automatiche e generalizzate delle attuali concessioni e impedisce a chiunque voglia entrare nel settore di farlo".

Che cosa succede, ora? I concessionari attuali potranno partecipare alle gare che dovranno essere bandite. Ma, per consentire alla Pubblica amministrazione di avviare le procedure e di evitare un impatto economico e sociale sugli attuali gestori dei lidi, "le attuali concessioni potranno continuare fino al 31 dicembre 2023". Poi, scatteranno le gare e "tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente da se via sia - o meno - un soggetto subentrante nella concessione". Esultano le associazioni che, come il coordinamento nazionale Mare libero, si sono sempre battute per l’applicazione della Bolkestein, criticando duramente la proroga al 2033 contenuta nel decreto rilancio del luglio 2020.