Roberto Speranza, 42 anni, ministro della Salute
Roberto Speranza, 42 anni, ministro della Salute
di Ettore Maria Colombo Tutto è bene quel che finisce bene. Niente sfiducia a Roberto Speranza da parte di Lega e FI, che non votano le mozioni di sfiducia presentate, ieri al Senato, da Fratelli d’Italia e altri per mettere in difficoltà la Lega, più che il governo. Mozioni che – fanno notare ambienti di LeU vicini al ministro – hanno ottenuto persino meno voti (29-29-28) del numero dei sottoscrittori (33). Insomma, come era già avvenuto il giorno prima con il braccio di ferro sul coprifuoco (andato in scena, però, alla Camera dei Deputati), anche ieri Lega e Forza Italia hanno isolato Fratelli d’Italia. Il Senato respinge la mozione presentata da FdI contro il ministro Speranza con 221 no, mentre i sì sono soltanto 29. Bocciate anche...

di Ettore Maria Colombo

Tutto è bene quel che finisce bene. Niente sfiducia a Roberto Speranza da parte di Lega e FI, che non votano le mozioni di sfiducia presentate, ieri al Senato, da Fratelli d’Italia e altri per mettere in difficoltà la Lega, più che il governo. Mozioni che – fanno notare ambienti di LeU vicini al ministro – hanno ottenuto persino meno voti (29-29-28) del numero dei sottoscrittori (33). Insomma, come era già avvenuto il giorno prima con il braccio di ferro sul coprifuoco (andato in scena, però, alla Camera dei Deputati), anche ieri Lega e Forza Italia hanno isolato Fratelli d’Italia.

Il Senato respinge la mozione presentata da FdI contro il ministro Speranza con 221 no, mentre i sì sono soltanto 29. Bocciate anche le mozioni analoghe presentate dal leader di ‘Italexit’, Gianluigi Paragone (206 no e 29 sì) e dal senatore di ‘Alternativa c’è’, Mattia Crucioli (204 voti contrari e 28 voti favorevoli). Votano no anche i gruppi minori del centrodestra (Cambiamo, Udc, etc.) e, ovviamente, il centrosinistra e i 5Stelle. E anche l’assenza, sui banchi del governo, del sottosegretario Sileri, assai critico con Speranza per la gioia di Salvini, apre un piccolo ‘giallo’, che però viene subito risolto: problemi familiari. Certo, in compenso è partito ‘il treno’ della richiesta di una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia che, in futuro, per il ministro alla Salute, potrebbe essere fonte di guai: richiesta sponsorizzata da Lega e FI, e pure da Iv.

In ogni caso la Lega, annuncia Matteo Salvini su Twitter, avvia "la presentazione di un disegno di legge per una Commissione di inchiesta sul piano pandemico e sul comportamento del ministero della Salute e del ministro Speranza. Questo vale dieci volte di più di una mozione" dice Salvini in funzione, più che anti-Speranza, anti-Meloni. Lega e FdI, infatti, litigano pure sulla location: la Lega (e FI) presentano la richiesta di istituzione della commissione al Senato mentre FdI, che la vuol fare a sua volta, la presenta alla Camera… In Senato, a spiegare la posizione del Carroccio sul voto di sfiducia è il capogruppo Massimiliano Romeo: "Diamo fiducia a Draghi perché siamo leali nei suoi confronti e nei confronti della maggioranza che lo sostiene". Torna, dunque, la Lega ‘di lotta e di governo’, ma stavolta Draghi, con Salvini, era stato chiaro almeno quanto il Pd e M5s: se votate contro si apre la crisi di governo. Speranza tiene davanti ai senatori un discorso in cui l’avversario sembra, ma non è, solo il Covid. "In questi mesi terribili ho fatto tutto quanto nelle mie forze per difendere la salute degli italiani", dice, anche un po’ emozionato.

Poi esprime "amarezza" per lo scontro politico sul suo nome; boccia il tentativo "di sfruttare l’angoscia di tanti italiani per miopi interessi di parte" che produce "danni enormi" non tanto a lui, quanto al Paese; ricorda di "non aver scaricato colpe alle Regioni". Poi richiama tutti all’unità perché l’emergenza sanitaria non è alle spalle: "Comprendo le ragioni della battaglia politica, ma la politica non è un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini. In un grande Paese non si fa politica su una tremenda epidemia che non è finita, come qualcuno vuol far credere". Il riferimento a Salvini è palese. Infine, prende di petto il mancato aggiornamento del piano pandemico antinfluenzale, ricordando che il tema viene da lontano e cioè "da 180 mesi durante i quali si sono alternati sette governi con diverse maggioranze parlamentari. Troppo facile far finta oggi di non vedere!" è l’accusa del ministro che rimette in capo al solo Oms Europa la scelta di "pubblicare e ritirare il suo report". Speranza, ieri, è uscito indenne dalle forche caudine del Senato. E il governo Draghi pure.