L'Istat (Imagoeconomica)
L'Istat (Imagoeconomica)

Roma, 6 settembre 2021 - La pandemia di Coronavirus ha prodotto i primi effetti sulla speranza di vita degli italiani. Lo ha certificato l'Istat. Secondo i dati dell'Istituto di statistica, nel 2020 la speranza di vita alla nascita si è ridotta di 1,2 anni a causa della pandemia attestandosi a 82 anni (79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne). Un dato oggettivamente preventivabile visto il numero di decessi provocati soprattutto lo scorso anno dal Covid.

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La mappa dell'Italia presenta comunque fotografie diverse. A livello provinciale infatti i territori maggiormente colpiti dal virus come Bergamo, Cremona e Lodi hanno registrato un calo per gli uomini di 4,3 e 4,5 anni. Per le donne residenti a Bergamo la speranza di vita si è ridotta di 3,2 anni.

Questi cambiamenti - scrive l' Istat nel suo report 'Misure del Benessere equo e sostenibile dei territori' - portano modifiche importanti nel ranking della speranza di vita per provincia, con Lodi, Bergamo, Cremona, Brescia, Piacenza e Parma che. rispetto al 2019, perdono più di 50 posizioni".

Giovani e lavoro

Il 'Bes' dell'Istat fotografa anche altre realtà. Dopo alcuni anni di diminuzione, la percentuale di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) torna a salire, raggiungendo nel 2020 il 23,3% in media-Italia (+1,1 punti percentuali rispetto al 2019). Il trend è accentuato al Nord (16,8%; +2,3 punti) e al Centro (19,9%; +1,8 punti). Il Mezzogiorno, che registra invece una contrazione modesta (-0,4 punti), resta comunque su livelli doppi rispetto al Nord, con circa un giovane di 15-29 anni su tre che non è inserito in un percorso di istruzione o formazione né è occupato (32,6%).