Mario Arpino Da qualche tempo la Cina sta mostrando segni di inquietudine. La continua e strisciante utilizzazione del proprio soft power per ‘allargarsi’ in casa altrui, dopo aver cercato ogni via per consolidarsi in casa propria, si è indubbiamente mostrata una politica di successo, che tuttavia oggi comincia a evidenziare molti limiti. Troppe le iniziative...

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Arpino

Da qualche tempo la Cina sta mostrando segni di inquietudine. La continua e strisciante utilizzazione del proprio soft power per ‘allargarsi’ in casa altrui, dopo aver cercato ogni via per consolidarsi in casa propria, si è indubbiamente mostrata una politica di successo, che tuttavia oggi comincia a evidenziare molti limiti. Troppe le iniziative convergenti messe soavemente in campo per non sollevare sospetti. Dall’obiettivo di supremazia nello Spazio, i cui passaggi intermedi vengono conseguiti con stupefacente efficienza, alla progressiva conquista intelligente dei mercati africani, dalla perseveranza sulla Via della Seta al tentativo di dominio nelle altissime frequenze dello spettro elettromagnetico, sarebbe già abbastanza per cominciare a preoccuparsi.

La nomea di untore nella pandemia Covid-19, vera o falsa che sia, non ha certo aiutato. Anzi, la sollecitudine nell’offrire aiuto ai più colpiti altro non ha fatto se non alimentare ogni dubbio. La pressione degli Usa (Congresso e Pentagono, quindi non solo Trump) è iniziata da tempo, investendo in vario grado tutti coloro che con la Cina intrattengono rapporti economico-commerciali. Qualcuno ubbidisce, come la Gran Bretagna che ha appena fatto un voltafaccia ai 5G di Huawei, l’Australia, che parla di una Nato per il Pacifico e, a modo suo, anche l’India, che recentemente ha fronteggiato scontri lungo il confine himalayano. Altri, come l’Unione Europea (Francia a parte, ma Italia compresa) nicchiano o non si esprimono, mentre la Russia continua la sua strada, sentendosi ancora la grande potenza che non è più. La Cina, che ha fatto sforzi enormi per aumentare le sue forze di proiezione, comincia a reagire in modo sgarbato, lo abbiamo visto con Taiwan, con Hong Kong ed ora anche con l’India. Sindrome da accerchiamento? Problema economico-sociale? Pericolosissimo, in ogni caso.