di Erika Pontini Si spacciava romanziere italiano in Albania, pronto a emulare Alexandre Dumas nel racconto di un tesoro leggendario, si è comportato come l’Adriano Meis di Pirandello che ha colto l’occasione di scappare ma non per insoddisfazione personale, bensì per i debiti accumulati nel settore dei prodotti per capelli. Davide Pecorelli, 45 anni, modesto imprenditore umbro-toscano ha voluto trasformare la sua fine in un giallo - la simulazione di un omicidio nelle campagne di Puke – e ricomparire con altrettanto clamore, naufrago proprio all’Isola di Montecristo dove avrebbe un fantomatico tesoro di monete d’oro che stava andando a recuperare. Che, in realtà, nel 2004 fu realmente recuperato ma nel borgo medievale di Sovana di Sorano sotto l’alta della chiesa di San Mamilano e poi...

di Erika Pontini

Si spacciava romanziere italiano in Albania, pronto a emulare Alexandre Dumas nel racconto di un tesoro leggendario, si è comportato come l’Adriano Meis di Pirandello che ha colto l’occasione di scappare ma non per insoddisfazione personale, bensì per i debiti accumulati nel settore dei prodotti per capelli.

Davide Pecorelli, 45 anni, modesto imprenditore umbro-toscano ha voluto trasformare la sua fine in un giallo - la simulazione di un omicidio nelle campagne di Puke – e ricomparire con altrettanto clamore, naufrago proprio all’Isola di Montecristo dove avrebbe un fantomatico tesoro di monete d’oro che stava andando a recuperare. Che, in realtà, nel 2004 fu realmente recuperato ma nel borgo medievale di Sovana di Sorano sotto l’alta della chiesa di San Mamilano e poi esposto al pubblico.

È la storia, a metà tra la fiction e le fandonie, raccontata dall’ex arbitro di calcio della Sezione di Arezzo al procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone e all’Aggiunto Giuseppe Petrazzini, nell’ambito di un fascicolo senza ipotesi di reato relativo alla misteriosa scomparsa del gennaio scorso denunciata dalla compagna di origine albanese ma residente in Altotevere. Quando Pecorelli arrivò in Albania per tentare la sorte e fece perdere le proprie tracce sul ciglio di una strada, dentro un’auto carbonizzata con il suo cellulare stranamente risparmiato dal fuoco. Ora si scopre – perché lui stesso lo ha ammesso ai magistrati – che la Skoda in fiamme noleggiata all’aeroporto con i frammenti ossei, era stata una sua invenzione con l’aiuto di alcuni personaggi del posto e che le ossa erano state trafugate da un cimitero della zona. La procura perugina all’epoca avviò un’indagine per omicidio volontario ma i risultati della squadra mobile e quel ritardo sospetto nell’invio dei plichi contenenti i frammenti da sottoporre analisi genetica (quelli consegnati alla Scientifica non hanno mai consentito l’estrazione di un dna) hanno ben presto persuaso gli inquirenti che non c’era alcun inquientante delitto da scoprire. Il resto è la cronaca della ricomparsa dell’imprenditore su un gommone in avaria al largo dell’inaccessibile Montecristo venerdì scorso con piccone e una vanga probabilmente per cercare il presunto tesoro per il quale aveva già preso in affitto anche un garage.

Oltre a una mappa con indicati alcuni punti dell’isola. E poi la notte trascorsa con i carabinieri forestali di stanza sull’isola e la scoperta di un falsa identità. Pecorelli aveva dormito in un albergo al Giglio con un documento falso (la sua foto sul documento di un altro) che gli è valsa la denuncia della procura di Grosseto per sostituzione di persona.

L’Ufficio diretto da Cantone è pronto a chiudere definitivamente il caso senza ipotesi di reato, nonostante ci siano parecchie perplessità sulla verosimiglianza del racconto. A cominciare dal rifugio in un convento vicino a Medjugorie a pregare, grazie all’aiuto di un prete, mentre i cronisti albanesi di Top Channel hanno trovato foto e testimonianze che davano Pecorelli a Valona – durante i quasi nove mesi di sparizione – a bisbocciare sotto la falsa identità di Cristiano, sedicente romanziere italiano che stava scrivendo un sorta di remake del Conte di Montecristo ambientato però sull’isola albanese di Sazan.

Il verbale della sua storia finirà però alla procura di Grosseto per gli aspetti relativi al presunto tesoro e, in parte all’autorità giudiziaria albanese che dovrà decidere se approfondire la simulazione di reato. C’è infine una quarta procura – quella di Arezzo diretta da Roberto Rossi – che indaga sulla parte più spinosa: il dissesto di una della società di Pecorelli per verificare ipotesi di bancarotta fraudolenta. E questo potrebbe rivelarsi il vero boomerang per l’imprenditore con la passione per la numismatica e un senso spiccato per la teatralità. In fondo proprio ai magistrati ha ammesso: "Sono sparito perché soffocato dai debiti". E i debitori adesso potrebbero tornare a bussare. Stavolta, sparire potrebbe essere più complicato.